L’Enpa di Rovereto torna a scrivere al Cai, chiedendo una revisione delle norme che vietano l’accesso ai cani nei rifugi e nei bivacchi alpini. La richiesta arriva dopo l’ennesimo episodio di esclusione: due escursionisti sorpresi da un temporale hanno visto respingere la loro cagnolina al rifugio Val di Fumo, nonostante fosse in evidente difficoltà a causa del freddo e della grandine.
Non è la prima volta che accade. Già nel 2023 due ragazze erano state costrette a riprendere il cammino dopo le 19 al bivacco Vigolana, perché si erano rifiutate di lasciare all’esterno la propria cagnolina. «Allora ci era stato risposto che si trattava di un bivacco e che spettava ai frequentatori della montagna conoscere i regolamenti Cai», ricorda la presidente Ivana Sandri. «Ora ci chiediamo se la risposta sarà identica, sostituendo la parola “bivacco” con “rifugio”».
Per l’associazione animalista è tempo di aggiornare regole considerate “obsolete” rispetto alla sensibilità della società. «In caso di necessità – scrive Enpa di Rovereto – tutti devono poter trovare riparo in sicurezza: persone e animali. Un rifugio non può rimbalzare chi chiede protezione».
Nella lettera al Cai l’associazione richiama anche l’esempio dei Vigili del fuoco e del Soccorso alpino, che non fanno distinzioni di specie negli interventi di salvataggio. «Il dolore è lo stesso per tutti gli esseri viventi – sottolinea Sandri –. È il momento che anche i regolamenti lo riconoscano».
“Noi attendiamo la vostra risposta – conclude l’Enpa di Rovereto nella lettera -ricordando che la società civile cambia e anche i “regolamenti” dovrebbero cambiare, quanto meno prevedendo che in caso di necessità, come nei due episodi soprariportati, tutti debbano poter trovare un rifugio sicuro, perché – animali umani o “altri” animali – tutti abbiamo diritto ad essere soccorsi in caso di bisogno. Ce lo insegnano tutti i giorni i meravigliosi uomini e donne dei Vigili del fuoco e del Soccorso alpino, che non fanno distinzione di specie e salvano – anche – gli animali.


