Tutti i film proiettati nelle sale cinematografiche vengono prima visionati da sette commissioni della Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura, composte da diversi esperti che determinano la classificazione delle opere, cioè la fascia di divieto.
In ogni commissione è presente un rappresentante di un’associazione animalista e l’Enpa, in quanto prima associazione animalista italiana, è presente in queste commissioni.
La classificazione che i film ricevono (“opere per tutti”, “non adatte ai minori di 6 anni”, “non adatte ai minori di 10 anni”, “vietate ai minori di 14 anni”, “vietate ai minori di 18 anni”), dipende dalla presenza o meno di contenuti potenzialmente dannosi per un minore. Tra questi contenuti, definiti “sensibili”, c’è ovviamente la categoria violenza.
Fino ad oggi tuttavia sotto questa categoria, nonostante fosse riconosciuto il ruolo dell’esperto animalista, non si faceva riferimento alla violenza e ai maltrattamenti sugli animali. Questo rendeva difficile se non impossibile sanzionare con un divieto le opere che presentavano abusi sugli animali.
Quest’anno però il Ministero ha fornito la preziosa opportunità di rivedere i criteri con cui si assegnano i divieti ai film, e dopo un lavoro interlocutorio e di revisione collettiva siamo riusciti a far inserire la violenza sugli animali nel testo delle linee guida con cui appunto si classificano le opere.
Nel decreto attuativo in vigore dal 1° febbraio 2025, infatti, l’icona violenza comprende finalmente anche la violenza sugli animali:
Violenza. Si fa riferimento a tutti i tipi di violenza, da quella fisica a quella psicologica, inclusi i casi di stupro e molestie sessuali, nonché i maltrattamenti nei confronti degli animali e dell’ambiente, con riferimento non solo alla violenza fisica ma anche a forme di disprezzo, umiliazione e non rispetto dei bisogni etologici.
Questa modifica può sembrare una piccola aggiunta ma invece con essa si stabilisce un doppio importantissimo principio:
È importante capire che l’allerta nei confronti delle violenze sugli animali e la loro prevenzione nei diversi settori (compresi i luoghi in cui si determina cultura come il cinema, la televisione o i social media), non va considerata come un’ossessione da animalisti ma piuttosto come un’azione di prevenzione della violenza in generale.
Esiste infatti una stretta correlazione tra abusi sugli animali e abusi sulle persone.
La pericolosità sociale di individui violenti sugli animali è ormai accertata da numerosi studi scientifici che dimostrano come il maltrattamento e/o uccisione di animali sia un fenomeno predittivo di altri crimini. All’estero, negli ambiti della psicologia, psichiatria e criminologia, ci si riferisce a questa correlazione con la parola LINK, collegamento appunto. E Link Italia, parte della European Link Coalition, è anche il nome dell’associazione che analizza i dati forniti da studi internazionali per decodificare la relazione diretta tra crimini su animali e crimini sugli uomini.
Tra gli studi scientifici di Link Italia, è di riferimento Zooantropologia della devianza, lavoro del 2016 condotto nelle carceri e prodotto grazie alla collaborazione con i Carabinieri Forestali e il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, da cui emerge con chiarezza come la violenza sugli animali sia l’anticamera della pericolosità sociale. Chi usa comportamenti violenti sugli animali di solito utilizza le medesime modalità anche con gli esseri umani.
Tra i dati allarmanti evidenziati dalla ricerca:
Va ricordato come la violenza nei confronti degli animali durante il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza sia un segnale preoccupante a cui prestare particolare attenzione perché tra gli “indicatori” e tra i fattori di rischio per uno sviluppo di altre condotte devianti, antisociali, criminali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito infatti la crudeltà fisica su animali tra i sintomi del Disturbo della Condotta che è l’anticamera del Disturbo antisociale di personalità.
Ma di più, anche le implicazioni dell’esposizione di un minore alla violenza sono ormai oggetto di attenzione.
Il 18 settembre 2023 le Nazioni Unite hanno ratificato ufficialmente il Commento Generale 26 alla Convenzione sui Diritti del Fanciullo fornendo indicazioni che richiedono ai paesi membri di cambiare prassi, politiche e leggi per conformarsi alla Convenzione dell’ONU sui Diritti del Fanciullo.
Ciò impone il “severo obbligo” a tutti i Paesi che ne fanno parte (la Convenzione è legalmente vincolante per i paesi membri), di prevenire le implicazioni psicosociali dell’esposizione di minori alla violenza su animali per cui:
I bambini devono essere protetti da ogni forma di violenza fisica e psicologica e dall’esposizione alla violenza, come la violenza domestica o la violenza inflitta ad animali.
Questo perché l’esposizione dei minori alla violenza su animali, inclusa quella a scopo ludico (pensiamo a circhi, corride, palii…) diventa essa stessa una forma di violenza sul minore.
A questo si aggiunge poi il fatto che in Italia il 6 settembre 2023, all’unanimità, è stata votata alla Camera la Proposta di Legge sul bullismo e cyber bullismo, a prima firma dell’Onorevole Davis Dori, per cui per la prima volta si contempla il maltrattamento e/o uccisione di animali fra le più gravi forme di pregiudizio, e quindi compromissione della crescita, per i minorenni che vi assistono o le agiscono.
In un’epoca in cui l’aumento della violenza interpersonale è ritenuto uno dei fenomeni più allarmanti e in continua crescita, è fondamentale educare all’empatia, all’ascolto dell’altro e del suo dolore e quindi educare alla non violenza. La desensibilizzazione e la deresponsabilizzazione sono infatti meccanismi che non permettono ai giovani di sperimentare l’empatia nei confronti dell’altro e per l’altro. Altro umano o animale che sia.
Sappiamo bene che la costruzione di una cultura di effettivo rispetto della vita degli animali, e dunque davvero inclusiva di tutti e di pace, passa per una strada molto lunga. Continuiamo quindi il nostro lavoro a tutela degli animali anche nelle commissioni cinema avendo però da oggi uno strumento in più per contrastare i contenuti violenti sugli animali, dannosi per la crescita personale e di conseguenza con pericolose implicazioni sociali.
Il ruolo di Enpa nella tutela degli animali nel cinema, tuttavia, non si limita solo alla partecipazione di propri rappresentanti nelle commissioni del Ministero della Cultura.
In diverse occasioni infatti, grazie a specifici protocolli di intesa, gli esperti e i veterinari dell’Enpa hanno supervisionato il rispetto del benessere degli animali impiegati sui set cinematografici esprimendo pareri vincolanti in tempo reale, pretendendo pause della lavorazione (se ad esempio l’animale impiegato appare troppo stressato) o chiedendo la sostituzione dell’animale individuato, qualora il soggetto dovesse rivelarsi inadatto.
La produzione cinematografica più importante alla quale hanno partecipato gli esperti Enpa è “Quo vado?”, film del 2016 diretto da Gennaro Nunziante, con Checco Zalone. Grazie a un protocollo di intesa con una lungimirante e attenta casa di produzioni cinematografiche e televisive, Taodue film, gli esperti Enpa hanno partecipato a tutte le riprese del film effettuate in Italia a tutela degli animali impiegati.