Con l’arrivo della primavera, la natura si risveglia e con essa si moltiplicano le segnalazioni di cuccioli selvatici apparentemente soli. Ma attenzione: intervenire senza consapevolezza può fare più danni che bene.
A lanciare un appello chiaro e urgente è Patrizia Bufo, presidente dell’Enpa di Trieste, intervenuta nel programma “Calle degli orti grandi” su Radio Capodistria, per mettere in guardia cittadini e amanti degli animali: «La maggior parte dei piccoli che sembrano abbandonati non lo sono affatto. Le madri li lasciano temporaneamente da soli per procacciarsi il cibo, restando nei dintorni e pronte a tornare. Toccandoli o spostandoli, si rischia di compromettere la loro sopravvivenza».
In questo periodo, infatti, molte specie di fauna selvatica – uccelli, leprotti, caprioli e ricci in particolare – affrontano la fase più delicata della riproduzione. Le interazioni con l’uomo, spesso dettate da buone intenzioni, finiscono però per interrompere bruscamente i processi naturali.
“Ogni anno – racconta Bufo – riceviamo decine di cuccioli che non avevano alcun bisogno di essere soccorsi. Alcuni non sopravvivono, altri non potranno più essere reintrodotti in natura. È un disastro che possiamo evitare con una semplice regola: osservare, non toccare.”
L’associazione invita a chiamare il Centro Recupero Fauna o i referenti Enpa prima di qualunque azione, per valutare insieme se l’intervento sia davvero necessario.
Quando è giusto intervenire?
Secondo le linee guida condivise anche a livello nazionale:
•Se l’animale è ferito, visibilmente debilitato o in pericolo (strada, predatori, presenza di umani insistenti), è corretto chiamare i soccorsi.
•Se il cucciolo è in buona salute, immobile ma tranquillo, in un ambiente naturale e senza pericoli imminenti, è meglio lasciarlo dov’è.
“Il miglior gesto d’amore per la fauna selvatica – conclude Bufo – è rispettarla. Non tutti gli animali hanno bisogno di essere salvati, ma tutti hanno bisogno di essere lasciati liberi.”


