DDL Caccia, ENPA: “462 morti in 17 anni per incidenti venatori. Il Ministro dell’Interno intervenga”

La responsabile Fauna Selvatica di Enpa Annamaria Procacci: “Il Governo non può ignorare i rischi per l’incolumità pubblica. Il Ministro dell’Interno intervenga per tutelare il diritto degli italiani a vivere la natura in sicurezza”.

Il Disegno di legge 1552 sulla caccia non rappresenta soltanto una minaccia per la fauna selvatica e per la biodiversità, ma rischia di compromettere anche la sicurezza dei cittadini e il loro diritto di frequentare liberamente e serenamente gli spazi naturali del Paese. È quanto ha denunciato Annamaria Procacci, responsabile Fauna Selvatica dell’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA), intervenendo alla conferenza stampa “Fermare la distruzione della natura”, svoltasi presso il Senato della Repubblica.

“Questa proposta di legge è una vera dichiarazione di guerra alla natura e agli animali, patrimonio indisponibile dello Stato e bene costituzionalmente protetto”, ha affermato Procacci. “Ma è anche un attacco ai diritti degli italiani: al diritto di camminare nei boschi, frequentare spiagge, aree demaniali, foreste e territori pubblici senza il timore di trovarsi nel raggio di tiro di un’arma da caccia”.

La responsabile Fauna Selvatica di Enpa ha richiamato i dati relativi agli incidenti venatori registrati negli ultimi anni. “Dal 2007 al 2025 sono morte 462 persone in incidenti di caccia. Significa una media di circa 26 vittime ogni anno per un’attività che resta di carattere ludico. Oggi, con questo disegno di legge, si tenta di estendere ulteriormente spazi e possibilità di esercizio dell’attività venatoria, aumentando inevitabilmente anche i rischi per la collettività”.

Particolarmente preoccupante, secondo Enpa, è la previsione che obbligherebbe Regioni e parchi a rivedere entro dodici mesi l’estensione delle aree protette, con il rischio di ridurne la superficie per aprire nuovi territori alla caccia.

“Il DDL prevede che, qualora le aree protette superino la quota minima indicata dall’Europa, possano essere ridimensionate per consentire l’espansione dell’attività venatoria. Una prospettiva che riteniamo gravemente lesiva della tutela della fauna e in contrasto con i principi costituzionali e con gli obblighi di conservazione della biodiversità”, ha osservato Procacci.

Per queste ragioni Enpa chiede un intervento diretto del Ministro dell’Interno.

“Se il Ministro dell’Ambiente continua a rimanere silente di fronte a una riforma che indebolisce la tutela della fauna e mette a rischio i cittadini, chiediamo che sia il Ministro dell’Interno ad assumersi la responsabilità di garantire la sicurezza pubblica”, ha dichiarato Procacci. “Dia concretezza a quel principio di sicurezza che troppo spesso rimane una semplice narrazione e valuti le conseguenze che questo provvedimento potrebbe avere sulla vita quotidiana di milioni di persone”.

Procacci ha inoltre ricordato la lettera inviata dalla Commissione europea al Governo italiano, contenente numerosi rilievi critici sul DDL 1552 e rimasta sconosciuta all’opinione pubblica per diversi mesi.

“Le osservazioni della Commissione europea confermano le profonde criticità del provvedimento e gli emendamenti presentati nelle ultime settimane non sono sufficienti certamente a superarle. In alcuni casi, anzi, rischiano di aggravare ulteriormente le problematiche evidenziate”, ha sottolineato.

Secondo Enpa, il DDL 1552 sta suscitando forti perplessità perfino all’interno dello stesso mondo venatorio. Procacci ha poi ricordato l’opposizione espressa da Osvaldo Veneziano, tra gli artefici della legge 157 del 1992, che oggi contesta apertamente la riforma.

“La difesa della fauna selvatica, della sicurezza delle persone e della legalità non è una battaglia di parte”, conclude Enpa. “È una questione che riguarda il futuro del Paese, la qualità della democrazia e il rispetto di un patrimonio naturale che appartiene a tutti. Per questo diciamo con forza: DDL 1552, io mi oppongo”.

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