“Dalla parte dei crostacei”: Enpa nella coalizione che chiede di vietare crostacei vivi sul ghiaccio

Con l’avvicinarsi della Pasqua, come accade anche nel periodo natalizio, i banchi delle pescherie e dei supermercati tornano a riempirsi di crostacei: astici, aragoste e granchi spesso esposti ancora vivi, talvolta su letti di ghiaccio o in acqua ghiacciata, in attesa di essere acquistati.

È proprio contro queste pratiche che si mobilita la coalizione “Dalla parte dei crostacei”, di cui fa parte anche Enpa – Ente Nazionale Protezione Animali, insieme ad ALI, Animal Equality, CIWF, Essere Animali, LAV, LEAL e OIPA. L’alleanza, nata nel luglio scorso e prima nel suo genere in Europa, ha lanciato la campagna “Anche i duri soffrono” per sensibilizzare cittadini e istituzioni sul benessere dei crostacei.

Riconoscere che anche i crostacei provano dolore

La richiesta rivolta alle istituzioni è chiara: riconoscere ufficialmente anche i crostacei decapodi – come granchi, astici e aragoste – come esseri senzienti, cioè animali in grado di provare dolore e sofferenza.

Da questo riconoscimento dovrebbe derivare il divieto di alcune pratiche oggi diffuse nella filiera commerciale, come la vendita di crostacei vivi e la loro esposizione su ghiaccio o in acqua gelida, condizioni che provocano stress e sofferenze prolungate.

Durante il trasporto e la vendita, infatti, questi animali vengono spostati, pesati, manipolati e mostrati ai clienti, spesso con le chele legate e in condizioni che impediscono qualsiasi movimento. Situazioni che generano un forte stress, anche se il dolore rimane invisibile perché, a differenza di altri animali, i crostacei non emettono suoni che possano far percepire la loro sofferenza.

Una pratica diffusa ma non necessaria

La presenza di crostacei vivi sui banchi del pesce è legata all’idea che arrivare vivi al momento della cottura garantisca maggiore freschezza. In alcuni casi si ritiene addirittura che la cottura di un animale ancora vivo possa migliorare il gusto del prodotto.

Secondo le associazioni della coalizione si tratta però di una pratica crudele e non necessaria. Pesce e crostacei possono infatti arrivare sulle tavole freschi anche se già morti e conservati correttamente lungo la filiera. Un principio che vale per molte altre specie animali: nessuno penserebbe di acquistare un pollo vivo per cucinarlo immediatamente pur di garantirne la freschezza.

La campagna “Anche i duri soffrono”

Per portare il tema all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni, la coalizione ha avviato una campagna di sensibilizzazione che coinvolgerà volontari, attivisti e cittadini. Manifesti e materiali informativi saranno diffusi nei luoghi di lavoro, nei circoli, nei bar e nei ristoranti, con l’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza sul benessere dei crostacei.

L’iniziativa parte anche da un dato significativo: secondo un sondaggio commissionato dalla coalizione, circa il 60% degli italiani si dice sensibile alle tematiche legate al benessere animale, comprese quelle che riguardano gli animali destinati all’alimentazione.

Ridurre la sofferenza è possibile

La campagna non chiede necessariamente di rinunciare al consumo di crostacei. L’obiettivo è piuttosto eliminare pratiche che provocano sofferenze inutili, promuovendo modalità di gestione e commercializzazione più rispettose degli animali.

Con “Anche i duri soffrono”, ENPA e le altre organizzazioni della coalizione chiedono quindi alle istituzioni di intervenire con norme chiare e aggiornate, affinché anche per questi animali vengano riconosciuti standard minimi di tutela e di benessere. Perché anche dietro una corazza, ricordano le associazioni, la sofferenza esiste e non può essere ignorata.

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