Italia, snodo del commercio clandestino di animali da compagnia. Enpa: “Finché si comprano, i cuccioli saranno merce da sfruttare”
Una scoperta avvenuta su un tratto dell’autostrada A4, al confine tra Piemonte e Lombardia, accende di nuovo i riflettori su un mercato sommerso e brutale: il traffico illegale di cuccioli. Nove cagnolini – di razza maltese e Shih Tzu – sono stati trovati stipati in due scatoloni destinati originariamente al trasporto di banane. Senza documenti, senza vaccini, senza alcuna tutela.
Il blitz è avvenuto nelle prime ore del 30 maggio, durante un controllo della Polizia Stradale di Novara Est. A bordo del furgone, cinque persone e un carico generico indirizzato a cittadini stranieri residenti a Torino. Ma a insospettire gli agenti sono stati i flebili latrati provenienti dai pacchi.
I cuccioli, tra le 4 e le 10 settimane di vita, erano ammassati in condizioni sanitarie inaccettabili. Nessun certificato, nessuna garanzia di provenienza. Solo merce viva in viaggio. Sono stati affidati ai veterinari dell’ASL e poi presi in carico dal canile sanitario gestito dall’Enpa. Il conducente è stato denunciato per maltrattamento di animali e traffico illecito, multato per oltre 4.000 euro e il mezzo è stato sequestrato.
Un business milionario fondato su falsi pedigree e sofferenza
Non si tratta di un caso isolato. Questo sequestro è l’ennesimo episodio di una rete criminale che attraversa le frontiere europee. Cuccioli spesso provenienti da allevamenti non autorizzati dell’Est Europa, introdotti in Italia con documenti falsificati e rivenduti a caro prezzo su internet o tramite canali informali.
“Il traffico illegale di cuccioli è una piaga che coinvolge l’Italia e l’intera Europa – denuncia Carla Rocchi, presidente nazionale di Enpa – Gli animali vengono trasportati come merce, spesso in condizioni disumane. Chi lucra su queste vite e inganna i cittadini deve essere perseguito senza sconti”.
La domanda alimenta l’offerta: la responsabilità è anche nostra
Dietro ogni acquisto impulsivo di un cucciolo di razza c’è un anello di una catena fatta di crudeltà, illegalità e finzione. “Finché continueremo a comprare cuccioli come oggetti da regalare o possedere, i trafficanti avranno un mercato – aggiunge Rocchi – Gli animali non si comprano, si adottano. Scegliere un rifugio o un canile non significa solo salvare una vita, ma stroncare un business criminale”.
Le autorità italiane continuano a intensificare i controlli su strada, ma il vero cambio di passo non può prescindere da una presa di coscienza collettiva. Il traffico di cuccioli non è un problema di frontiera. È una responsabilità condivisa.


