Creato primo polmone umano su chip: Un passo decisivo verso il superamento della sperimentazione animale

«La creazione del primo polmone umano su chip che respira, sviluppato con cellule geneticamente identiche di un unico donatore, rappresenta una svolta storica. È la dimostrazione concreta che la ricerca può e deve andare oltre la sperimentazione animale, scegliendo metodi più etici ma anche più affidabili dal punto di vista scientifico».

È questo il commento dell’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) alla notizia del nuovo modello di polmone umano su chip messo a punto dai ricercatori del Francis Crick Institute e dalla biotech AlveoliX, e pubblicato sulla rivista Science Advances.

«Per anni ci è stato detto che l’uso degli animali era indispensabile per il progresso medico. Oggi la scienza stessa dimostra il contrario. I modelli basati su cellule umane, come questo polmone su chip, non solo evitano sofferenze a milioni di animali, ma forniscono risultati più pertinenti per la salute umana».

Una ricerca che guarda all’uomo, non agli animali

Il dispositivo riproduce in modo realistico l’ambiente del polmone umano: il flusso dell’aria, quello del sangue e persino i movimenti meccanici della respirazione. Il chip si contrae e si espande come fanno gli alveoli reali, permettendo di studiare malattie respiratorie e testare nuove terapie in condizioni molto più vicine a quelle del corpo umano.

«Il fatto che tutte le cellule utilizzate provengano dallo stesso individuo elimina una delle grandi distorsioni dei modelli tradizionali», sottolinea Enpa. «Questo significa dati più chiari, meno errori e farmaci più sicuri. È un progresso che tutela sia la salute delle persone sia la vita degli animali».

Un passo decisivo verso il superamento della sperimentazione animale

Secondo Enpa, questa tecnologia rafforza una richiesta che l’associazione porta avanti da anni: investire seriamente nei metodi alternativi alla sperimentazione animale.

«Parliamo di una strada che porta anche alla medicina personalizzata, con organi su chip creati a partire dalle cellule di un singolo paziente. È evidente che il futuro della ricerca passa da qui, non dai laboratori che continuano a usare modelli animali moralmente inaccettabili e poco predittivi». «Questa scoperta», conclude Enpa, «dimostra che l’innovazione vera è quella che salva vite senza infliggere sofferenza. La scienza ha gli strumenti per cambiare rotta: ora serve la volontà politica e istituzionale di accompagnare questo cambiamento».

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