Cosparge di benzina il cane Zion, condannato a Castrovillari. Enpa: «Una sentenza importante contro i maltrattamenti»

Il Tribunale ha condannato un uomo a 5.500 euro di multa per maltrattamento di animali in relazione a un episodio avvenuto nel 2021 nel Cosentino. Enpa, costituitasi parte civile tramite l’avvocata Claudia Ricci, sottolinea il valore della pronuncia nella tutela degli animali contro le condotte violente e le sevizie. Riconosciuto anche il diritto dell’Associazione al risarcimento.

Una condanna per maltrattamento di animali che richiama l’attenzione sulla gravità delle condotte violente nei confronti degli esseri senzienti e sull’importanza della loro tutela penale. Il Tribunale di Castrovillari ha condannato un uomo, Natale Armentano, alla pena di 5.500 euro di multa nel procedimento relativo al caso di Zion, un cane cosparso di benzina il 26 agosto 2021 a San Lorenzo Bellizzi, in provincia di Cosenza.

L’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa), costituitosi parte civile nel processo, accoglie con soddisfazione la decisione e ne sottolinea il significato nella lotta ai maltrattamenti.

Il caso riguarda una condotta particolarmente grave: l’utilizzo di una sostanza infiammabile direttamente sul corpo di un animale, con il rischio di provocargli sofferenze e conseguenze per la sua integrità fisica.

Il valore della condanna: la tutela degli animali anche contro le sevizie

Il procedimento si è svolto per il reato previsto dall’articolo 544-ter del Codice penale, che punisce chi, per crudeltà o senza necessità, provoca lesioni a un animale oppure lo sottopone a sevizie o a comportamenti insopportabili per le sue caratteristiche etologiche.

Si tratta di una disposizione fondamentale nella tutela penale degli animali, perché riconosce la rilevanza non soltanto delle lesioni fisiche, ma anche delle sofferenze inflitte attraverso condotte volontarie.

Nelle conclusioni presentate al Tribunale, Enpa ha richiamato proprio questo principio, evidenziando come il maltrattamento non possa essere valutato esclusivamente attraverso la presenza di una patologia o di una lesione clinicamente diagnosticata.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha infatti chiarito che la tutela prevista dall’articolo 544-ter riguarda anche le compromissioni dell’integrità dell’animale che non si traducono necessariamente in una malattia o in una menomazione permanente.

Un principio particolarmente rilevante in una vicenda come quella di Zion, nella quale la contestazione riguardava anche la sottoposizione del cane a sevizie mediante l’utilizzo di benzina.

La gravità di una condotta violenta nei confronti di un animale non può essere misurata soltanto dalle conseguenze fisiche che lascia, ma deve tenere conto anche delle sofferenze inflitte e delle modalità dell’azione.

La vicenda di Zion, cosparso di benzina nel Cosentino

I fatti risalgono al 26 agosto 2021, a San Lorenzo Bellizzi.

Secondo la ricostruzione contenuta nel capo d’imputazione, l’uomo aveva cosparso di benzina il cane Zion, utilizzando il liquido infiammabile custodito in un bidone di plastica nel bagagliaio della propria automobile.

La proprietaria dell’animale lo aveva sorpreso mentre versava la sostanza sul corpo del cane.

La vicenda aveva dato origine al procedimento penale conclusosi con la condanna pronunciata dal Tribunale di Castrovillari.

Per Enpa, episodi di questa natura evidenziano la necessità di assicurare una risposta giudiziaria efficace alle violenze sugli animali e di riconoscerne pienamente la gravità.

Enpa: «La sofferenza degli animali non può essere sottovalutata»

«Accogliamo con soddisfazione questa condanna, che riguarda una condotta di estrema gravità», dichiara Giusy D’Angelo, presidente nazionale Enpa. «Cospargere un cane di benzina significa esporlo a una situazione di sofferenza e a un pericolo gravissimo. È fondamentale che la violenza sugli animali venga riconosciuta e perseguita per quello che è. La tutela penale non può limitarsi a considerare le ferite visibili: deve riconoscere anche la gravità delle sevizie e delle sofferenze inflitte».

L’Associazione ricorda che l’impegno contro i maltrattamenti passa anche attraverso la partecipazione ai procedimenti giudiziari, affinché le condotte violente siano accertate e sanzionate. Un’attività che si affianca al sostegno offerto alle persone coinvolte in episodi di violenza sugli animali, che possono trovarsi ad affrontare conseguenze dolorose e percorsi giudiziari complessi.

«Gli animali sono esseri senzienti e la loro integrità e il loro benessere meritano una protezione effettiva», prosegue D’Angelo. «Ogni sentenza che riconosce la responsabilità per un maltrattamento è importante, perché contribuisce ad affermare che la violenza sugli animali non può essere considerata un fatto di minore rilevanza».

Riconosciuto anche il diritto di Enpa al risarcimento

Nel procedimento, Enpa si è costituita parte civile tramite l’avvocata Claudia Ricci, a tutela delle proprie finalità istituzionali di protezione degli animali e contrasto ai maltrattamenti.

Il Tribunale ha riconosciuto il diritto dell’Associazione al risarcimento del danno, la cui quantificazione sarà definita in separata sede civile.

Per Enpa, si tratta di un ulteriore riconoscimento del ruolo svolto dalle associazioni di protezione animale anche sul piano giudiziario.

La condanna nel caso di Zion conferma l’importanza di perseguire le condotte di maltrattamento e di garantire agli animali una tutela concreta, che tenga conto della loro capacità di provare dolore e sofferenza.

Enpa continuerà a impegnarsi nelle aule di giustizia, oltre che sul territorio, per contrastare la violenza contro gli animali e sostenere anche le persone che ne subiscono le conseguenze.

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