Canili lager: la storia di 80 cani salvati dalla sofferenza a Orta Nova in Puglia

La storia di 80 cani salvati dal canile lager di Orta Nova, in Puglia, è una storia di sofferenza, abbandono e speranza. I cani erano rinchiusi in quella struttura fatiscente e insalubre da oltre 12 anni, in condizioni disumane. Vivevano in mezzo ai loro escrementi, mangiavano cibo insufficiente e mal conservato, e non ricevevano cure adeguate.

“Lungaggini burocratiche, responsabilità rimbalzate – racconta l’Enpa di San Severo – colpevole disinteresse, omissioni d’atti d’ufficio. Tutto secondo la peggiore tradizione italiana; a farne le spese in 12 lunghi anni sono stati i cani, che fra quelle grate e quella sporcizia soffrivano e morivano.Grazie all’interessamento dei commissari straordinari e del responsabile dei lavori pubblici del comune di Orta Nova, la vita di quei cani è finalmente cambiata. Siamo orgogliosi di aver contribuito al raggiungimento di questo risultato mettendoci disposizione per una veloce organizzazione del trasferimento. La maggior parte dei cani sono ora in una struttura privata di Apricena, un piccolo numero invece è ospite dei nostri rifugi di San Severo e Torremaggiore. Sono cani che mangiavano e dormivano fra i loro escrementi, cui veniva dato cibo insufficiente e mal conservato; cani a cui sono state negate cure ordinarie e straordinarie, cani pieni di parassiti e di paure, che mai hanno ricevuto una carezza e mai sono usciti da quei box luridi. Sono cani con il corpo rosicchiato dai topi, con fratture saldate come si trovavano e con fratture dell’anima che ci auguriamo possano migliorare col tempo”.

“Con un fremito nel cuore – continua l’Enpa di San Severo – li vediamo acquistare fiducia e farsi accarezzare; con commozione li osserviamo godere increduli del cibo a sufficienza, delle aree di sgambamento, della pulizia; con un sorriso li guardiamo scoprire il gusto del wurstel o di qualche bocconcino mai assaggiato. Con il vostro aiuto cercheremo di fare loro – speriamo a tutti- anche il dono della libertà e dell’affetto di una famiglia. Perché la vita in canile è pur sempre una non vita. Non sta a noi fare in modo che i responsabili di questa vergogna paghino per le sofferenze causate e i reati commessi, ma ci auguriamo che ciò avvenga e che avvenga in tempi accettabili”.

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