Un cane è stato ritrovato morto di stenti, chiuso all’interno di un box in un appartamento abbandonato. Nessuna possibilità di fuga, nessuna speranza di salvezza. A condannarlo a una lenta agonia sono stati i suoi stessi proprietari, che hanno lasciato l’immobile e l’animale al suo destino, senza alcuna cura o comunicazione.
A scoprire il corpo dell’animale è stato il proprietario dell’abitazione, durante un sopralluogo. Allertati immediatamente i Carabinieri, è stato avviato un procedimento penale nei confronti dei responsabili.
L’episodio, avvenuto a Cupramontana (AN) nell’autunno 2023, ha portato alla denuncia e al rinvio a giudizio di una coppia, accusata di maltrattamento e uccisione di animale (artt. 110 e 544-bis c.p.). L’udienza predibattimentale si terrà il 14 ottobre 2025 presso il Tribunale di Ancona.
Enpa: “Un atto di crudeltà assoluta, nessuna giustificazione è possibile”
Nel procedimento, l’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) si è costituito parte civile, assistito dall’avvocata Claudia Ricci, per chiedere giustizia e il risarcimento dei danni morali e materiali derivanti da un crimine definito dall’associazione “atroce e disumano”.
“Lasciare morire un cane, chiuso in un box dentro un appartamento, senza acqua, cibo o vie di fuga, è una forma di violenza estrema – dichiara la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi –. Nessuno può voltarsi dall’altra parte. L’Enpasi costituisce parte civile per difendere la dignità calpestata di questo animale e ribadire che nessuna atrocità resterà impunita.”
Enpa sottolinea che questa vicenda non rappresenta un caso isolato, ma un simbolo del degrado culturale che porta a trattare gli animali come oggetti, dimenticando la loro natura di esseri senzienti, capaci di soffrire e amare.
Il caso è emerso nell’ambito della collaborazione tra Enpa e l’Arma dei Carabinieri, con cui l’associazione ha in essere un protocollo d’intesa per il contrasto ai reati contro gli animali. L’azione dell’associazione si fonda su una presenza attiva in tutto il territorio nazionale, con sezioni, nuclei di guardie zoofile e strutture di soccorso.
“Non bastano le leggi: serve rispetto”
“Serve sì l’applicazione rigorosa delle leggi, ma serve soprattutto una cultura del rispetto – conclude Rocchi –. Gli animali non possono difendersi da soli. Spetta a noi, come società civile, alzare la voce per loro.”
Enpa si presenterà in aula per chiedere che venga riconosciuta la gravità del fatto e che venga fatto tutto il possibile per assicurare una condanna esemplare, non solo per giustizia nei confronti dell’animale, ma per dare un segnale forte contro ogni forma di abbandono, incuria e violenza.


