Un suono leggero, quasi impercettibile per l’orecchio umano. Un semplice “tin tin” che molti associano a un dettaglio carino o utile. Ma per un gatto potrebbe essere tutt’altro che innocuo. È il messaggio lanciato dall’Enpa Bassano del Grappa, che in una serie di slide informative invita i proprietari a riflettere sull’uso del campanellino al collare.
Un rumore continuo per un udito più sensibile
Secondo l’associazione, il punto centrale è uno: l’udito del gatto è molto più sviluppato rispetto a quello umano. Se per noi il suono del campanellino è lieve e intermittente, per l’animale può trasformarsi in un rumore costante, percepito a ogni movimento.
Un’esposizione continua che, spiegano i volontari, può diventare fonte di stress. Tra le possibili conseguenze vengono indicati irritabilità, difficoltà nel riposo, perdita di concentrazione e, nei casi più estremi, problemi all’udito. Il concetto è chiaro: per un gatto il silenzio è parte del benessere.
Collare sì o no?
La campagna non si limita al campanellino, ma affronta anche il tema del collare in generale. Il gatto, ricordano dall’Enpa, non ha un reale bisogno del collare per stare bene. Se inadatto o non regolato correttamente, può persino rappresentare un rischio.
Tra i pericoli segnalati c’è quello di strangolamento in caso di impiglio, oltre al fastidio continuo che può aumentare lo stress, soprattutto se al collare è applicato un campanello.
Quando può avere senso utilizzarlo
L’associazione non esclude in modo assoluto il collare, ma invita a valutarne l’uso con attenzione. Può avere senso, ad esempio, per applicare una targhetta identificativa. In questo caso deve essere leggero, ben regolato e dotato di sgancio di sicurezza, in modo da aprirsi se il gatto resta impigliato.
Resta però una condizione fondamentale: osservare il comportamento dell’animale. Se il gatto manifesta disagio evidente, è opportuno riconsiderarne l’utilizzo.
Informazione e consapevolezza
Con questa iniziativa, Enpa Bassano del Grappa punta a stimolare una riflessione tra i proprietari. L’invito è semplice: amare un gatto significa anche rispettare la sua natura e le sue esigenze sensoriali, che spesso sono diverse dalle nostre.
Un piccolo oggetto può sembrare insignificante, ma può incidere sulla qualità della vita dell’animale. La scelta, suggeriscono i volontari, dovrebbe sempre partire da qui: dal benessere del gatto.


