Domani, 22 aprile, le Commissioni riunite Agricoltura e Ambiente del Senato torneranno a riunirsi alle ore 8:00 per proseguire — a ritmi serrati — l’esame del disegno di legge n. 1552, voluto dalla maggioranza di governo e definito “caccia selvaggia”. Un provvedimento che rappresenta un grave passo indietro: cancella il ruolo della scienza, ignora la tutela della natura e calpesta la Costituzione, le leggi e le direttive europee, oltre alla volontà della stragrande maggioranza degli italiani, compresi molti elettori della stessa maggioranza.
«Tra gli emendamenti presentati dalla maggioranza e “accantonati – quindi non eliminati -figurano misure particolarmente critiche: escamotage per la cattura e l’imprigionamento di uccelli selvatici da usare come richiami vivi; la riapertura della caccia a specie come stambecco, oca selvatica e piccione; la liberalizzazione della caccia ai migratori; la cancellazione del ruolo dell’ISPRA, sostituito da un Comitato tecnico faunistico-venatorio composto da cacciatori che si auto-autorizzerebbero i calendari venatori; l’eliminazione del limite temporale massimo per l’attività venatoria, con una sostanziale estensione del periodo di caccia; e il ridimensionamento delle aree protette».
Tra le proposte, emerge anche un emendamento firmato da diversi senatori di Fratelli D’Italia, Lega, Forza Italia (Maffoni, Bizzotto, Paroli, Salvitti, Damiani, Cantalamessa, Germanà, Minasi) che ripristina la caccia nelle spiagge. Il testo prevede che «sono escluse da tale territorio e non sono soggette alla programmazione faunistico-venatoria le porzioni di demanio marittimo oggetto di concessione balneare». In altre parole, chi frequenta le spiagge libere potrebbe trovarsi esposto alla presenza di cacciatori, mentre le aree in concessione resterebbero escluse.
«Ci siamo appellati a Marina Berlusconi e continuiamo a rivolgerci alle forze politiche, ai singoli senatori, ai deputati e a tutte le figure che, all’interno dei partiti, si occupano di benessere animale: fermate questo scempio, fermate la distruzione della legge che tutela la fauna selvatica. Non calpestate la Costituzione per sostenere un’attività che, oltre a causare centinaia di morti e feriti, espone il Paese alla violazione delle direttive europee, già oggetto di procedure d’infrazione il cui costo ricadrà sui cittadini».
Il tutto mentre il bracconaggio continua a diffondersi nel nostro Paese. Dopo la recente strage di lupi — e di altri animali — nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, solo l’ultimo episodio di una lunga serie di crimini contro la fauna selvatica, servirebbero semmai maggiore rigore e sanzioni più severe, oggi considerate insufficienti. Non ulteriori concessioni alla caccia.
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