Annamaria Procacci in Commissione Agricoltura: “L’articolo 9 della Costituzione, da solo, basta a mettere in discussione l’intero impianto della riforma. Si antepone la gestione della fauna alla sua tutela, ribaltando il principio costituzionale introdotto nel 2022”.
L’Ente Nazionale Protezione Animali è intervenuto oggi in audizione davanti alla XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame della proposta di legge n. 2984 di modifica della legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna selvatica. Nel corso dell’audizione, Enpa ha illustrato le numerose criticità del provvedimento, evidenziando profili di incostituzionalità e di incompatibilità con il diritto europeo.
«Abbiamo portato all’attenzione della Commissione tutta la nostra profonda preoccupazione per un testo che presenta evidenti profili di incostituzionalità rispetto agli articoli 9, 10, 32, 41 e 117 della Costituzione», ha dichiarato Annamaria Procacci, responsabile Fauna Selvatica di ENPA e tra i legislatori della legge 157/1992. «L’articolo 9, da solo, è sufficiente a mettere in discussione l’intero impianto della proposta. Con la riforma costituzionale del 2022 la tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali è entrata tra i principi fondamentali della Repubblica. Questa proposta di legge procede invece nella direzione opposta, anteponendo la gestione, cioè lo sfruttamento e il controllo della fauna selvatica, alla sua tutela.»
Nel corso dell’audizione ENPA ha inoltre contestato il contenuto dell’articolo 2 della proposta, che attribuisce alla caccia un presunto ruolo di “bioregolazione” e di tutela della biodiversità.
«Si afferma per legge, ma senza alcun fondamento scientifico, che il cacciatore sarebbe un bioregolatore e che la caccia concorrerebbe alla tutela della biodiversità. Sono affermazioni puramente ideologiche, smentite dalla scienza e incompatibili con il nuovo dettato costituzionale», ha aggiunto Procacci.
Ampio spazio è stato dedicato anche ai possibili contrasti con il diritto dell’Unione europea.
«Il testo entra in collisione con la Direttiva Uccelli, con la Direttiva Habitat e con la Convenzione di Berna. Pensiamo al rilancio dei richiami vivi, all’introduzione dei visori notturni, alla marginalizzazione della scienza e soprattutto alla cancellazione di ogni limite temporale per la stagione venatoria, che finirebbe per consentire la caccia nei periodi biologicamente più delicati: durante la migrazione prenuziale, la nidificazione, la riproduzione e la dipendenza dei piccoli dai genitori», ha spiegato Procacci.
ENPA ha ricordato anche la lettera inviata il 18 dicembre 2025 dalla Commissione europea al Ministero dell’Ambiente, rimasta riservata per oltre quattro mesi, nella quale Bruxelles contestava proprio questi aspetti: l’uso dei richiami vivi, il ricorso ai visori notturni, il prolungamento della stagione venatoria nelle fasi biologicamente più sensibili e il progressivo indebolimento del ruolo della scienza nelle decisioni sulla gestione della fauna. Criticità che, secondo ENPA, non sono state affrontate nel nuovo testo.
L’associazione ha inoltre evidenziato come il provvedimento possa entrare in contrasto con gli articoli 32 e 41 della Costituzione, sia per i profili legati alla sicurezza dei cittadini e alla salute pubblica, sia per l’espansione dell’attività venatoria e delle deroghe riconosciute alle aziende faunistico-venatorie. Analogamente, l’articolo 117 risulterebbe leso nella parte in cui esercita una pressione sulle Regioni affinché riducano le aree protette, in contrasto con il principio costituzionale secondo cui i livelli di tutela ambientale possono essere solo rafforzati e non diminuiti.
«La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato e la sua tutela rappresenta oggi un principio fondamentale della Costituzione. Chiediamo che il Parlamento tenga conto di questi rilievi e che fermi un testo che rischia di esporre l’Italia non solo a nuovi contenziosi europei, con conseguenti sicure condanne da parte della Corte europea di Giustizia, ma anche a un gravissimo arretramento nella tutela della biodiversità e degli animali selvatici», conclude Procacci.


