Caccia. Da domenica si spara. L’anno scorso 80 vittime. Enpa al governo: serve stretta contro la caccia. La vera minaccia alla sicurezza sono le “doppiette” non gli orsi né i lupi

Apre in tutta Italia, domenica 15 settembre, la stagione venatoria 2019/2020; cinque mesi di spari che causeranno milioni di vittime tra le specie selvatiche. Ma la caccia esige un pesante tributo anche in termini di vite umane. Soltanto lo scorso anno, gli spari hanno causato ben 80 vittime (fonte: Associazione Vittime della Caccia), tra morti e feritiC’è, poi, la piaga del bracconaggio, che uccide “sotto-traccia” dodici mesi su dodici nel più vergognoso disprezzo delle regole e della legalità. Insomma, denuncia Enpa, la vera minaccia alla sicurezza, per le persone come per gli animali, è legata alla presenza di armati nelle nostre campagne e non certo a lupi e di orsi. Per questo, alla vigilia della riapertura venatoria, l’associazione chiede un forte intervento del Governo per garantire una tutela effettiva e concreta a tutti coloro i quali risiedono nelle zone di caccia e a tutte le persone cui non deve essere negato il diritto di andare per quei boschi e per quelle campagne che per cinque mesi l’anno diventano delle vere “zone di guerra”.

«E’ necessaria un’azione di ampio respiro. Servono anzitutto controlli serrati sul territorioper i quali lanciamo un accorato appello al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e al ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Perché – spiega Enpa – negli anni passati le azioni di prevenzione sono state fortemente indebolite dallo scioglimento della Polizia Provinciale e dalla transizione del Corpo Forestale nell’Arma dei Carabinieri. E fare prevenzione significa anche stabilire limiti di età alla detenzione di armi e condurre verifiche annuali sull’idoneità psico-fisica dei cacciatori, visto che molti di loro sono ultrasessantenni. Invece, oggi la normativa prevede che tali verifiche siano condotte soltanto ogni cinque anni».

Ma bisogna anche puntare sul potenziamento degli strumenti legislativi per la repressione degli illeciti.  Serve, cioè, un giro di vite contro i reati venatori. «L’Italia è il Paese del bracconaggio, tuttavia le sanzioni sono assolutamente irrisorie e inadeguate a contrastare il fenomeno. Basti pensare – prosegue l’Ente Nazionale Protezione Animali –  che oggi chi danneggia un’automobile paga un prezzo più alto di chi uccide un orso. Noi invece chiediamo da tempo che i reati venatori siano considerati dal nostro Codice Penale come delitti, quindi con pene molto più severe, tra cui la reclusione. Per questo chiediamo al Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, di farsi promotore di iniziative in tal senso presso il governo».

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