Aumenta l’attenzione sul fenomeno dei bocconi avvelenati, una pratica illegale che rappresenta un grave pericolo per animali domestici, fauna selvatica e sicurezza pubblica. A lanciare l’allarme sono le Guardie Zoofile di Parma, che segnalano come il rischio sia particolarmente elevato in questo periodo dell’anno.
Storicamente, infatti, fino al 1977 al termine della stagione venatoria era consentito l’uso di esche avvelenate per eliminare animali ritenuti “nocivi” o competitori della caccia. Una pratica oggi vietata, ma che continua a riemergere illegalmente. Le esche vengono spesso collocate non solo in aree rurali o di campagna, ma anche in parchi pubblici, aree cani e persino giardini privati.
L’utilizzo e la diffusione di bocconi avvelenati costituiscono un reato penale, disciplinato dal Codice penale e da specifiche ordinanze ministeriali. Le indagini per individuare i responsabili possono avvalersi anche di immagini provenienti da sistemi di videosorveglianza. Le guardie zoofile Enpa sottolineano inoltre che i cacciatori che rispettano la legge sono spesso i primi a denunciare questi episodi.
I responsabili e i rischi
Dietro la collocazione delle esche avvelenate vi sono comportamenti criminali di diversa natura: da chi intende eliminare animali considerati fastidiosi, a chi agisce per colpire deliberatamente cani o altri animali domestici. In ogni caso, si tratta di azioni che mettono a rischio l’intera collettività.
Come proteggere i cani
Il controllo visivo durante le passeggiate può aiutare, ma non sempre è sufficiente: un cane può ingerire un boccone in pochi istanti. In caso di ingestione sospetta, la tempestività è fondamentale. È importante contattare immediatamente un veterinario e, solo se preventivamente indicato dal professionista, ricorrere a manovre d’emergenza come l’induzione del vomito. Esistono inoltre museruole specifiche anti-avvelenamento e percorsi educativi per insegnare ai cani a non raccogliere cibo da terra, anche se il rischio non può mai essere escluso del tutto.
Sintomi da non sottovalutare
Alcuni veleni, come la stricnina (vietata ma ancora presente sul mercato illegale), possono provocare la morte in pochi minuti. Altri, come l’antigelo – facilmente reperibile in questo periodo e dal sapore dolciastro – causano danni irreversibili ai reni. Oltre a vomito e convulsioni, segnali meno evidenti come apatia, inappetenza o difficoltà di equilibrio devono essere considerati campanelli d’allarme. In presenza di sintomi sospetti è indispensabile rivolgersi immediatamente a una clinica veterinaria attiva 24 ore su 24, poiché solo un ricovero tempestivo può salvare l’animale.
Denunciare è fondamentale
In caso di sospetto avvelenamento, le analisi sui bocconi rinvenuti o l’autopsia sull’animale deceduto sono gratuite. Non si tratta solo di un atto di giustizia verso il proprio animale, ma di una misura essenziale per la sicurezza pubblica. La segnalazione consente infatti alle autorità competenti di intervenire: il sindaco ha l’obbligo di predisporre avvisi ben visibili e di attivare la bonifica dell’area, mentre i Carabinieri dispongono di un servizio dedicato a questi casi.
La collaborazione dei cittadini resta quindi uno strumento decisivo per contrastare un fenomeno che continua a mietere vittime silenziose e prevenire nuovi episodi.


