Nonostante l’inasprimento delle pene per i reati contro gli animali e nonostante le manifestazioni svoltesi appena lo scorso weekend a Roma e Milano contro i maltrattamenti, l’Ente Nazionale Protezione Animali esprime profonda preoccupazione per il provvedimento del Tribunale del Riesame di Pisa che ha disposto il dissequestro dei barboncini sequestrati nell’allevamento di Castelfranco di Sotto. “Prendiamo atto con grande sconforto- afferma Giusy D’Angelo, vicepresidente Enpa – che questa decisione, sebbene, nel contesto di un progressivo rafforzamento della tutela penale degli animali e di una normativa in costante evoluzione, sul piano applicativo, non rende giustizia e non va di pari passo con l’evoluzione delle norme e della giurisprudenza in materia. Nei convegni e nelle piazze si parla di stretta di vite sui maltrattamenti degli animali ma nella pratica, dopo tanto lavoro e coordinamento da parte di tutti, questo è il risultato. Le relazioni tecniche parlavano chiaro, è evidente che qualcosa non ha funzionato”.
Quello che Enpa ritiene particolarmente grave è che nel provvedimento del Riesame non vi sarebbe alcun riferimento al maltrattamento degli animali, nonostante il corposo materiale depositato agli atti: centinaia di pagine tra relazioni veterinarie, valutazioni etologiche, documentazione fotografica e accertamenti tecnici raccolti nel corso delle indagini. La vicenda è seguita dall’ufficio legale Enpa attraverso l’avvocato Claudia Ricci.
“Ci troviamo davanti a una decisione che ci lascia sinceramente sconcertati”, dichiara Giusy D’Angelo. “A fronte del lavoro svolto dalle Forze dell’Ordine e della documentazione tecnica depositata, non comprendiamo come possa non emergere alcuna valutazione sulle condizioni degli animali e riteniamo che il quadro emerso dagli atti
richieda approfondimenti che vadano oltre i soliti profili amministrativi con particolare attenzione alle condizioni di benessere animale”.
L’associazione sottolinea inoltre come le condizioni dei cani siano ampiamente documentate dagli accertamenti veterinari ed etologici acquisiti nel procedimento. “Parliamo di animali trovati in condizioni che, secondo quanto emerge dalla documentazione tecnica, presentavano gravi criticità sanitarie, comportamentali ed etologiche”, prosegue D’Angelo.
Enpa auspica quindi che la Procura voglia impugnare il provvedimento del Riesame, affinché venga effettuata una piena rivalutazione degli elementi raccolti nel corso delle indagini.
“Ci auguriamo che la Procura possa rivalutare il quadro complessivo alla luce delle relazioni veterinarie, etologiche e fotografiche depositate. Qui non stiamo parlando di semplici irregolarità amministrative, ma di animali trovati in condizioni che meritano attenzione e approfondimento sotto il profilo del benessere animale”, aggiunge D’Angelo.
Enpa inoltre evidenzia come nel procedimento siano stati fatti presenti i precedenti giudiziari relativi a Roberta Rubini, circostanza che l’associazione ritiene rilevante nell’ambito della complessiva valutazione del caso. Con sentenza n. 110/2025 pronunciata il 30 gennaio 2025, il Tribunale di Trieste ha infatti condannato Rubini a 3 anni e 8 mesi di reclusione per tentato traffico illecito di animali da compagnia, associazione per delinquere, traffico illecito continuato di animali da compagnia e plurimi episodi di truffa nella vendita di cuccioli con falsi pedigree o pedigree non riconosciuti.
La Corte d’Appello di Trieste, con dispositivo pronunciato il 30 marzo 2026, ha confermato integralmente la sentenza di primo grado.
“Ci domandiamo inoltre dove verranno collocati i cani”, prosegue Enpa, “considerato che la struttura presenta rilevanti criticità abusive. Per questo rivolgiamo un appello diretto alla Procura, al Comune e alla ASL affinché venga chiarito quale sarà la destinazione degli animali oggetto del dissequestro e quali garanzie verranno adottate per la loro tutela”.
L’Ente Nazionale Protezione Animali intende inoltre smentire alcune informazioni riportate in questi giorni da diversi organi di stampa. Enpa è esclusivamente custode giudiziario degli animali e non ha dato alcun cane in adozione in varie parti d’Italia come pubblicato erroneamente da alcune testate.
Ulteriore precisazione riguarda alcune immagini prodotte dalla difesa nell’ambito della documentazione depositata. “La difesa ha fatto riferimento a fotografie che sarebbero riconducibili a una struttura Enpa di Massa, sostenendo che presenterebbe condizioni analoghe a quelle contestate”, spiega Enpa. “Precisiamo con assoluta chiarezza che Enpa non gestisce alcun canile o altra struttura a Massa e che quelle immagini non si riferiscono in alcun modo a strutture dell’associazione”.
Enpa ribadisce infine il proprio sostegno all’attività svolta dalle Forze dell’Ordine e dai professionisti che hanno partecipato agli accertamenti veterinari ed etologici, auspicando che la vicenda possa essere rivalutata nell’interesse della tutela degli animali coinvolti.


