Animali esotici e selvatici: l’Enpa commenta positivamente il nuovo obbligo formativo, ma chiede attenzione all’etica e all’individualità degli animali

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto 3 aprile 2025, firmato dal Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che introduce l’obbligo di formazione per tutti gli operatori, trasportatori, proprietari e detentori di animali esotici e selvatici, da compagnia e non. Dal 1° gennaio 2026, questi soggetti dovranno acquisire conoscenze specifiche su normativa, gestione, biosicurezza, benessere animale e controllo delle malattie.

Il decreto stabilisce che chiunque detenga o trasporti animali appartenenti a specie esotiche o selvatiche – sia per attività economiche che a scopo di compagnia – dovrà seguire un percorso formativo obbligatorio, a proprie spese. I contenuti dei corsi, differenziati in base alla specie e al ruolo dell’operatore, includeranno aspetti normativi, igienico-sanitari, gestione pratica degli animali, etologia, uso del farmaco e benessere. Le attività formative saranno erogate da enti pubblici e privati accreditati, e supervisionate dal Centro di referenza nazionale per la formazione in sanità pubblica veterinaria.

L’Ente Nazionale Protezione Animali accoglie con favore l’iniziativa: “Dove c’è formazione, c’è conoscenza – afferma l’Enpa – e conoscere è il primo passo per proteggere. Conoscere le leggi, le esigenze delle specie, il rischio di diffusione di fauna esotica in natura, è fondamentale per tutelare la biodiversità e prevenire comportamenti dannosi.”

Tuttavia, l’Enpa sottolinea che la formazione non può fermarsi alla tecnica o alla normativa: “Gli animali non sono oggetti, sono individui. È essenziale che ogni percorso formativo includa un focus sull’etica della detenzione, sul riconoscimento dei bisogni etologici di ogni specie e sull’importanza di trattare ogni animale come un essere senziente con diritti propri.”

L’Enpa richiama l’attenzione anche su un aspetto spesso trascurato ma fondamentale: i maltrattamenti etologici. “Privare un animale dei suoi bisogni comportamentali – come costringerlo alla solitudine, impedirgli l’esplorazione, o tenerlo in ambienti sterili e privi di stimoli – è una forma di maltrattamento a tutti gli effetti. Anche questi sono reati, seppure spesso meno visibili di quelli fisici.”

Infine, l’Enpa ribadisce la necessità che i privati cittadini comprendano i propri limiti: “Non tutti possono, né devono, detenere animali selvatici o esotici. Quando non si è in grado di garantire condizioni adeguate, è un atto di responsabilità fare un passo indietro.”

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