Abbattuto il Pino d’Aleppo secolare di Riccione: la posizione ufficiale delle Associazioni

Ambiente & Salute Riccione, ANPANA Rimini, ENPA Rimini, dnA Rimini, FIAB/Pedalando e Camminando Rimini, Fondazione Cetacea Riccione, Legambiente Valmarecchia, LIPU Rimini, Monumenti Vivi Rimini, Per La Verde Riccione, WWF Rimini

Il Pino d’Aleppo secolare che svettava nell’area dell’ex Villa Salvatori, in via Ciceruacchio 10 a Riccione, è stato abbattuto. Un esemplare monumentale, imponente, alto oltre 26 metri, con un tronco di 3,70 metri di circonferenza. Era lì da più di un secolo, parte del paesaggio e della memoria collettiva. Ora non c’è più.

I progettisti e la proprietà del nuovo fabbricato hanno deciso di eliminarlo, nonostante fosse ai margini della proprietà e perfettamente integrabile in un progetto edilizio più attento e intelligente. Non sono bastate le proteste di cittadini, ambientalisti e animalisti. Né è servito il buon senso, che in tempi di crisi climatica dovrebbe suggerire di preservare ogni albero, soprattutto quelli grandi, che rendono le città vivibili e contrastano le ondate di calore estremo.

Il risultato? Un altro caso emblematico di speculazione edilizia. Ogni metro dell’area è stato sfruttato per massimizzare il rendimento economico, facendo leva su diritti acquisiti e normative edilizie superate – norme che chiediamo con forza siano riviste e corrette nel nuovo PUG in fase di elaborazione.

Ci domandiamo se il Comune abbia fatto tutto il possibile per evitare questo scempio. Le associazioni avevano chiesto una modifica del progetto: è stata valutata seriamente? O si è trattato di una leggerezza nell’autorizzare l’intervento, senza considerare l’importanza di quel verde? Ci auguriamo che si sia trattato di un errore, ma chiediamo che non accada mai più.

Preoccupa anche il silenzio della Sindaca, che in altre occasioni ha giustamente sottolineato il valore del verde urbano. Questa volta, però, non ha preso posizione, nonostante i ripetuti appelli.

Per questo chiediamo all’Amministrazione Comunale di intervenire subito con norme transitorie, in attesa del nuovo PUG, per impedire altri “incidenti” simili che rischiano di compromettere il patrimonio verde privato della città. Un patrimonio che ha valore ambientale, sociale e sanitario.

Ogni albero abbattuto è una perdita. Ma questo lo era in modo particolare: rimuoverlo significa cancellare un presidio di biodiversità, un alleato contro l’inquinamento e il riscaldamento urbano, un simbolo vivente di storia e bellezza.

Quel pino, con la sua imponenza e vitalità, oggi è ridotto a un ricordo. Ma c’è da aspettarsi che gli appartamenti del nuovo complesso saranno venduti come “immersi nel verde”. Un verde di facciata, listato a lutto per chi ha visto anche solo una volta quel pino svettare sulle case.

Questa è una sconfitta per tutti: per la città, per l’Amministrazione, per la proprietà e per i progettisti che hanno scelto di non salvarlo.

Per rispetto della verità e per onorare la memoria di quell’albero, le associazioni hanno richiesto l’accesso agli atti e valuteranno ogni passo successivo.

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