La proposta di legge voluta dalla maggioranza punta a modificare profondamente la legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica. In vista della discussione alla Camera, Enpa denuncia i rischi per animali e cittadini e richiama i recenti casi di cani uccisi da cacciatori. L’Associazione: «Una riforma inaccettabile sotto il profilo etico, scientifico, giuridico e della sicurezza».
«Con la proposta di legge 2984, voluta dalla maggioranza e finalizzata a stravolgere la legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna selvatica, anche i nostri cani e gatti rischiano di essere esposti a pericoli ancora maggiori. La possibilità di estendere l’attività venatoria a nuovi territori, comprese le foreste demaniali, e di prolungare la stagione della caccia potrebbe aumentare il rischio di quelli che vengono troppo spesso definiti “incidenti”, ma che possono costare la vita agli animali e mettere in pericolo anche le persone».
È l’allarme lanciato dall’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) in vista della discussione della proposta di legge 2984, prevista nell’Aula della Camera dei deputati a partire dal prossimo 27 novembre.
Per l’Associazione, il provvedimento sostenuto dalle forze di maggioranza rappresenta un grave arretramento nella protezione della fauna selvatica e presenta criticità su più fronti.
«La proposta di legge 2984 è inaccettabile sotto il profilo etico, scientifico, giuridico e della sicurezza. Riteniamo inoltre che presenti profili di incostituzionalità e di contrasto con le direttive europee sulla tutela della fauna selvatica e della biodiversità. Non si può smantellare una legge nata per proteggere gli animali e regolamentare la caccia, ampliando ulteriormente le possibilità di sparare e riducendo le garanzie per la fauna e per i cittadini».
A rendere ancora più urgente la questione, secondo Enpa, sono i recenti episodi che hanno coinvolto cani uccisi da colpi di arma da fuoco durante l’attività venatoria.
Da Grottazzolina a Olbia, i cani uccisi dai cacciatori
Uno degli ultimi casi è quello avvenuto a Grottazzolina, in provincia di Fermo, dove un Labrador appartenente alla famiglia del sindaco è stato ucciso con due colpi di fucile da un cacciatore settantenne.
Secondo quanto ricostruito, l’uomo si trovava appostato nei pressi di una siepe e avrebbe sparato dopo essersi spaventato per l’avvicinamento dell’animale. Il cacciatore è stato denunciato e il questore di Fermo gli ha revocato la licenza di porto d’armi.
Pochi giorni prima, a Olbia, un altro cane, Zeus, era stato ucciso a colpi di fucile da un cacciatore mentre si trovava nella proprietà della propria famiglia. Anche in questo caso sono intervenute le autorità, mentre proseguono gli accertamenti sulle responsabilità.
«Sono episodi gravissimi che dimostrano come il problema della sicurezza non riguardi soltanto la fauna selvatica», sottolinea Enpa. «Oggi anche una normale passeggiata con il proprio cane può trasformarsi in una tragedia. Le persone devono poter frequentare campagne, sentieri e aree naturali senza temere per la propria incolumità e per quella dei loro animali».
Da Porto Recanati ai sette setter morti durante il trasporto
Enpa richiama inoltre l’attenzione su altri episodi che pongono interrogativi sul rapporto tra attività venatoria e tutela degli animali.
A Porto Recanati, nelle Marche, il ritrovamento dei corpi di 55 cani in una scarpata ha dato origine a un’indagine della Procura di Macerata. Tra le ipotesi investigative figura il possibile smaltimento illecito di animali, alcuni dei quali potrebbero essere stati impiegati nella caccia. Le circostanze della loro morte e le eventuali responsabilità restano oggetto di accertamento.
A settembre, sull’autostrada del Brennero, sette setter inglesi sono morti durante un viaggio verso la Lapponia, dove avrebbero dovuto accompagnare i proprietari in una battuta di caccia. Gli animali erano trasportati in box sistemati nel vano posteriore di un’automobile, con bagagli che ostacolavano il passaggio dell’aria. Anche su questa vicenda sono stati avviati accertamenti per chiarire le responsabilità.
Per Enpa, questi episodi impongono una riflessione sulle condizioni di vita e di trasporto dei cani utilizzati nell’attività venatoria e sulla necessità di garantire loro una tutela effettiva.
Enpa: «La maggioranza non ignori la sicurezza dei cittadini»
L’Associazione ritiene particolarmente grave che, di fronte a episodi di questo tipo, la maggioranza parlamentare continui a sostenere una proposta di legge che rischia di ampliare le occasioni di pericolo legate all’utilizzo delle armi da caccia.
«I cittadini chiedono sicurezza e libertà di movimento. Invece, sempre più persone temono persino di passeggiare nelle campagne vicine ai centri abitati, lungo strade, sentieri e piste ciclabili. Non è accettabile che, per venire incontro agli interessi del mondo venatorio, si rischi di ridurre ulteriormente gli spazi in cui persone e animali possano muoversi in tranquillità».
Secondo Enpa, lo stravolgimento della legge 157/1992 rappresenterebbe un arretramento non soltanto nella tutela degli animali, ma anche nel riconoscimento del ruolo della scienza nelle decisioni sulla fauna selvatica.
L’Associazione contesta inoltre la compatibilità delle modifiche proposte con i principi costituzionali di tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, nonché con gli obblighi europei di conservazione delle specie.
«Non possiamo accettare che una normativa nata per proteggere la fauna selvatica venga trasformata in uno strumento per ampliare l’attività venatoria. La tutela della biodiversità è un dovere delle istituzioni, non un ostacolo da rimuovere per soddisfare le richieste della lobby della caccia».
L’appello ai sindaci e ai deputati: «La sicurezza venga prima»
Enpa rivolge un appello ai sindaci affinché utilizzino, nell’ambito delle proprie competenze e degli strumenti previsti dalla legge, ogni possibilità di intervento per prevenire situazioni di pericolo legate all’attività venatoria, soprattutto nelle aree frequentate da cittadini, famiglie e animali domestici.
L’Associazione si rivolge inoltre ai deputati di tutti gli schieramenti, e in particolare agli esponenti della maggioranza che sostiene la proposta di legge 2984, chiedendo di valutare attentamente le conseguenze del provvedimento.
«Chiediamo a tutti i parlamentari, anche a quelli che condividono la propria vita con un cane o un gatto, di guardare negli occhi il proprio animale e riflettere su ciò che significherebbe perderlo a causa di un colpo di fucile. Un animale domestico è un membro della famiglia, non una presenza sacrificabile. Chi legifera dovrebbe ricordarlo prima di sostenere norme che rischiano di aumentare le occasioni di pericolo».
Per Enpa, la discussione parlamentare deve essere l’occasione per rafforzare la tutela della fauna selvatica e la sicurezza pubblica, non per ampliare ulteriormente gli spazi e i tempi della caccia.
«La proposta di legge 2984 è inaccettabile per ragioni etiche, scientifiche, giuridiche e di sicurezza. La vita degli animali, la conservazione della biodiversità e l’incolumità dei cittadini non possono essere subordinate agli interessi venatori. Chiediamo al Parlamento di fermare questa riforma e di rispettare i principi di tutela della fauna selvatica sanciti dalla Costituzione e dalle norme europee».


