Colpito da un’arma da fuoco durante la migrazione, il rapace era stato soccorso nell’autunno 2025 e affidato al Cras di Campomorone. Dopo la riabilitazione è tornato in libertà con un trasmettitore satellitare. Il suo straordinario viaggio dall’Appennino ligure-piemontese al Sud Italia è ora al centro di un progetto scientifico per la tutela della specie.
Dalle alture di Ventimiglia alla Puglia, passando per l’Appennino e attraversando buona parte dell’Italia. Gastone, un biancone adulto ferito da colpi di arma da fuoco, è tornato a volare dopo essere stato salvato e curato al Centro recupero animali selvatici (Cras) di Campomorone, dell’Enpa di Genova. E una volta riconquistata la libertà ha sorpreso anche gli esperti: invece di rimanere nei pressi del luogo del rilascio, ha percorso 875 chilometri, raggiungendo un’area al confine tra Basilicata e Puglia.
La sua storia è quella di un animale sopravvissuto al bracconaggio, ma anche un esempio di come il recupero della fauna selvatica possa contribuire alla ricerca scientifica e alla conservazione delle specie.
Ferito dai pallini di piombo, ma ancora capace di cacciare
Tutto comincia nell’autunno del 2025, quando Gastone, un esemplare adulto di biancone (Circaetus gallicus), viene colpito da un’arma da fuoco sulle alture di Ventimiglia, mentre affronta la migrazione stagionale.
Soccorso e trasferito al Cras di Campomorone, il rapace presenta diverse ferite provocate dai pallini e la frattura di un’ala. Le sue condizioni sono serie, ma gli accertamenti veterinari rivelano anche un particolare sorprendente: nel gozzo dell’animale sono presenti due serpenti, le prede di cui questa specie si nutre prevalentemente.
Nonostante le ferite, Gastone era dunque riuscito a continuare a cacciare, conservando una capacità fondamentale per la sopravvivenza in natura.
Al centro di recupero inizia un lungo percorso di cura e riabilitazione. Le ferite si rimarginano e, nei mesi successivi, il biancone viene trasferito in una voliera dove i volontari e gli operatori possono valutarne le capacità di volo.
I risultati sono incoraggianti: Gastone dimostra di aver conservato la vista, la destrezza e le abilità necessarie per tornare libero.
Il ritorno in natura e la sorpresa del viaggio verso sud
Una volta conclusa la riabilitazione, Gastone viene liberato in un’area ai confini del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo, nell’Appennino ligure-piemontese.
Il rilascio avviene grazie alla collaborazione tra il Cras di Campomorone, l’Università di Torino, l’Ente di gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese e gli ornitologi Renato Cottalasso e Massimo Campora.
Prima di tornare in libertà, il rapace viene dotato di un piccolo trasmettitore satellitare che permette ai ricercatori di seguirne gli spostamenti.
Inizialmente gli esperti ipotizzano che Gastone possa stabilirsi nell’area piemontese. Per un paio di giorni, infatti, l’animale compie soltanto brevi spostamenti nei dintorni del luogo di rilascio.
Poi cambia tutto.
Gastone si dirige verso sud-est, raggiunge l’area tra Reggio Emilia e Modena e, dopo una sosta in Abruzzo, prosegue fino al confine tra Basilicata e Puglia. In poche settimane percorre complessivamente 875 chilometri.
Una volta arrivato a destinazione, il suo comportamento cambia ancora: il biancone riduce sensibilmente gli spostamenti quotidiani, che raramente superano i dieci chilometri dal luogo di pernottamento.
Il monitoraggio ha inoltre permesso di osservare le sue interazioni con altri uccelli presenti nell’area. Pur trovandosi in una zona frequentata anche da altri bianconi, Gastone non è stato osservato interagire con loro, mentre ha subito comportamenti di disturbo da parte di nibbi bruni.
Gastone protagonista di un progetto scientifico sulla tutela del biancone
Il recupero di Gastone ha assunto un valore ancora più importante grazie al suo inserimento nel progetto “Monitoraggio satellitare del Biancone nell’Appennino Ligure-Piemontese: uso dello spazio, selezione dell’habitat e valutazione del comportamento degli individui recuperati”.
La ricerca è coordinata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), con il coinvolgimento operativo del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino, dell’Ente di gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese e degli ornitologi Renato Cottalasso e Massimo Campora.
L’obiettivo è approfondire la conoscenza dei movimenti del biancone, degli habitat utilizzati per la caccia e dei rischi che la specie incontra sul territorio.
Tra le criticità considerate figurano la realizzazione di infrastrutture energetiche, gli interventi forestali nelle vicinanze dei siti di nidificazione e alcune attività umane che, se svolte senza adeguate precauzioni, possono disturbare gli animali durante le fasi più delicate della riproduzione.
Un’attenzione particolare è dedicata proprio ai rapaci recuperati dai centri di cura. Sebbene ogni anno numerosi animali selvatici vengano restituiti alla libertà, le informazioni sulla loro sopravvivenza a lungo termine e sulla capacità di reinserirsi nell’ambiente naturale sono ancora limitate.
Seguire Gastone dopo il rilascio significa quindi raccogliere dati preziosi sull’efficacia della riabilitazione e sulle possibilità di sopravvivenza degli animali che hanno subito traumi gravi.
Un piccolo GPS per seguire i grandi spostamenti dei rapaci
Il progetto, della durata di tre anni, prevede il monitoraggio di 16 bianconi: 12 giovani e quattro adulti provenienti da centri di recupero della fauna selvatica.
Gli animali vengono dotati di trasmettitori GPS-GSM alimentati da piccoli pannelli solari, applicati sul dorso mediante apposite imbragature progettate per limitarne l’impatto sui movimenti.
I dispositivi sono ultraleggeri e il loro peso rimane al di sotto del 3% della massa corporea del rapace, secondo le indicazioni internazionali per il monitoraggio di questi animali.
Una parte dei trasmettitori è stata acquistata dall’Ente di gestione delle Aree Protette dell’Appennino Piemontese grazie ai fondi del 5 per mille destinati dai cittadini alla ricerca scientifica sul biancone.
I dati raccolti potranno contribuire a individuare le aree più importanti per la specie e a orientare gli interventi di tutela a livello regionale e nazionale.
Dal bracconaggio alla libertà, una seconda possibilità per Gastone
La vicenda di Gastone mostra quanto siano gravi le conseguenze del bracconaggio, che può colpire anche animali impegnati in lunghi e delicati viaggi migratori.
Allo stesso tempo, racconta il valore del lavoro svolto dai centri di recupero e della collaborazione tra volontari, veterinari, ricercatori ed enti impegnati nella protezione della fauna selvatica.
Grazie alle cure ricevute al Cras dell’Enpa di Genova, un rapace che aveva riportato ferite da arma da fuoco e la frattura di un’ala ha potuto recuperare le proprie capacità e tornare a percorrere centinaia di chilometri in libertà.
La sua storia, però, non è ancora finita. I ricercatori continueranno a seguirne gli spostamenti per capire come evolverà il suo comportamento, se formerà una coppia, quali rotte migratorie percorrerà e dove sceglierà eventualmente di nidificare nella primavera del 2027.
Per Gastone, la libertà riconquistata è anche l’inizio di un nuovo viaggio. E ogni chilometro percorso può aiutare a conoscere e proteggere meglio la sua specie.


