Orsi in Trentino, Ispra dice no alla rimozione di M38 e F89. Enpa: «La PAT lavori per la convivenza e la prevenzione, non alle uccisioni”

L’Associazione accoglie con soddisfazione il parere negativo dell’Istituto sulla rimozione dei due orsi. Intanto, in Val di Sole, il Corpo forestale ha catturato e rilasciato due maschi. Enpa chiede alla Provincia autonoma di Trento di rafforzare le misure di prevenzione e informazione.

Roma, 20 ottobre 2026 – L’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) accoglie con soddisfazione il parere negativo espresso dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) sulla richiesta della Provincia autonoma di Trento di procedere alla rimozione di due orsi, il maschio M38 e la femmina F89, ai quali sono state attribuite predazioni di bovini durante l’estate.

Per Enpa, il parere di Ispra rappresenta un richiamo importante all’ urgenza di affrontare la convivenza con i grandi carnivori attraverso la prevenzione, il monitoraggio e il rispetto delle indicazioni scientifiche. L’Associazione richiama inoltre l’importanza del Pacobace, il Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi centro-orientali, quale riferimento per le misure di tutela e prevenzione.

«Accogliamo con soddisfazione la posizione di Ispra», dichiara Giusy D’Angelo, presidente nazionale Enpa. «La convivenza con i grandi carnivori non si costruisce attraverso catture , reclusioni e uccisioni – autorizzate con provvedimenit- lampo su individui radiocollarati e facilmente localizzabili e vulnerabili – , ma con la prevenzione, la conoscenza e un impegno concreto delle istituzioni ad attuare tali misure. Gli orsi fanno parte del patrimonio naturale del nostro Paese e la loro presenza deve essere tutelata, non continuamente messa in discussione».

Sono trascorsi oltre 25 anni dal rilascio dei primi orsi nell’ambito del progetto di reintroduzione della specie in Trentino. Un periodo durante il quale sarebbe stato necessario consolidare e applicare gli strumenti noti al mondo scientifico, efficaci nel favorire una convivenza sicura e consapevole tra persone e grandi carnivori.

«Dopo oltre venticinque anni, abbiamo assistito a uccisioni di orsi del tutto ingiustificate. Invece, è urgente applicare tutte le metodologie ecologiche e dissuasive incruente, e lavorare sulla prevenzione. Sono stati fatti tutti gli interventi necessari?», prosegue D’Angelo. «I territori interessati sono stati dotati di un numero sufficiente di cassonetti anti-orso? Sono state adottate misure adeguate per proteggere gli animali allevati? I cittadini ricevono informazioni chiare, continue e accessibili sui comportamenti da tenere nelle aree frequentate dagli orsi? Sono queste le domande a cui le istituzioni devono rispondere».

Per Enpa, una convivenza efficace richiede investimenti costanti nella prevenzione, nel monitoraggio scientifico e nell’informazione della popolazione, ma anche nella repressione e nel controllo del territorio per scongiurare il bracconaggio. La presenza dell’orso bruno rappresenta un valore per la biodiversità alpina e può contribuire anche all’attrattività naturalistica del territorio, purché sia accompagnata da politiche adeguate.

L’Associazione esprime inoltre preoccupazione per il rischio che il continuo ricorso a provvedimenti contro gli orsi possa compromettere il futuro della popolazione presente in Trentino, vanificando gli sforzi compiuti per riportare la specie sulle Alpi.

«La tutela della fauna selvatica e il benessere delle comunità non sono obiettivi in contrapposizione», conclude D’Angelo. «Le istituzioni hanno il dovere di garantire la sicurezza delle persone attraverso strumenti di prevenzione efficaci e, allo stesso tempo, di proteggere gli animali selvatici. Continuare a rappresentare gli orsi come un’emergenza da risolvere non aiuta né i cittadini né la conservazione della specie».

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