Enpa ricorda Carlo Consiglio attraverso le parole di Annamaria Procacci, che per sette anni gli è stata accanto come segretaria nazionale della LAC, Lega per l’Abolizione della Caccia. «Sei stato un pioniere delle battaglie dalla parte della natura e degli animali selvatici. La lezione più importante? Non avere paura di sembrare ridicoli quando si difende ciò in cui si crede».
Caro Carlo, caro mio maestro,
mi sembra impossibile che tu non ci sia più, perché hai accompagnato la mia e la nostra vita per tanto tempo.
Con il tuo pacato, sereno coraggio hai contribuito a far crescere la società italiana anche quando sembrava davvero un compito molto difficile. Sei stato un antesignano, un pioniere delle battaglie dalla parte della natura e, in modo particolare, dalla parte degli animali selvatici, contro quel rituale ingiustificabile e crudele dell’uccidere per divertimento.
Sei stato un grande punto di riferimento negli anni Settanta e Ottanta per il nostro Paese. Ricordo le battaglie referendarie, le grandi mobilitazioni. Il movimento anticaccia è stato uno spartiacque tra una cultura vecchia, che non voleva mettersi in discussione, e una cultura nuova, quella che oggi potremmo definire non soltanto del rispetto, ma anche dell’empatia.
Sono stata per sette anni accanto a te come segretaria nazionale della LAC, Lega per l’Abolizione della Caccia, la tua creatura. Ho avuto modo di conoscere persone speciali, alle quali ancora oggi mi sento profondamente legata. A te nulla sembrava troppo difficile.
Certo, mi hai insegnato, da zoologo, tante cose importanti sotto il profilo scientifico. Ma forse la lezione più importante che ho ricevuto da te è racchiusa in una frase che mi dicesti tantissimi anni fa:
Annamaria, non dobbiamo avere paura di sembrare ridicoli.
E così è stato.
Non abbiamo avuto paura di rinchiuderci nelle gabbie finte fuori dagli zoo, seguendo anche la lezione di uno dei tuoi libri più importanti, Dentro le gabbie. Non abbiamo avuto paura di andare a manifestare contro i roccoli e la barbarie dei richiami vivi. Non abbiamo avuto paura di raccogliere tantissime firme ai tavoli organizzati in tante città d’Italia.
Sei stato anche un grande viaggiatore, un grande camminatore, curioso del mondo. Restano i tuoi appunti di viaggio, così interessanti, testimonianza di una curiosità che non ti ha mai abbandonato e che non ti ha mai impedito di continuare a studiare.
Tra i miei tanti documenti conservo anche i tuoi, le tue lezioni di zoologia all’Università di Roma, scritte su pagine ormai ingiallite. Le rileggerò.
Ma soprattutto rileggeremo e porteremo avanti quello che ci hai lasciato.
Lo porto dentro di me e lo portiamo dentro di noi, noi che siamo dalla parte degli animali, noi anticaccia, incrollabili.
Continueremo a lavorare anche per te, per onorare un’esperienza di vita che è stata motore di una cultura nuova, dalla parte degli animali, della natura e del pianeta.
Grazie, Carlo.
Annamaria Procacci – Enpa


