Nella sede dell’Associazione Stampa Romana, a Roma, si è svolta la cerimonia di premiazione della diciassettesima edizione del Premio Ivan Bonfanti, il riconoscimento giornalistico dedicato alla memoria del reporter di Liberazione scomparso nel luglio 2008. I vincitori di quest’anno, Eugenia Fiore e Vincenzo Circosta, sono stati premiati per il loro reportage dal fronte ucraino pubblicato sulla testata online Inside Over. Per la sezione promossa da Enpa, il riconoscimento è andato a Eleonora Dragotto, autrice di un servizio su Repubblica Green&Blue dedicato a un tema che l’Ente segue da sempre con grande attenzione: la convivenza fra esseri umani e orsi.
A consegnare il premio è stata Giusy D’Angelo, presidente nazionale Enpa, che ha voluto sottolineare il valore di un’informazione capace di raccontare gli animali senza semplificazioni, restituendo la complessità di un fenomeno spesso liquidato, nel dibattito pubblico italiano, con toni allarmistici o superficiali.
Un modello che funziona: la ricetta di Băile Tușnad
Il reportage premiato, dal titolo “Viaggio nella città degli orsi: la ricetta rumena per la convivenza fra umani e plantigradi“, racconta la storia di Băile Tușnad, piccola cittadina della Transilvania, in Romania, che negli ultimi anni ha saputo costruire un modello concreto ed efficace di convivenza con una popolazione di orsi bruni particolarmente numerosa sul proprio territorio.
Non si tratta di un caso isolato: la Romania ospita la popolazione di orsi bruni più consistente d’Europa continentale, con migliaia di esemplari concentrati soprattutto sui Carpazi. Ed è proprio in un contesto dove il contatto fra uomo e animale è quotidiano che Băile Tușnad ha scelto di affrontare il problema non con la logica dell’emergenza e dell’abbattimento, ma con strumenti strutturali di prevenzione.
Come documenta Dragotto nel suo lavoro, la trasformazione è passata attraverso pochi interventi chiave, ma applicati con costanza: cassonetti sigillati, a prova di orso, che hanno eliminato una delle principali cause di avvicinamento degli animali ai centri abitati; recinti elettrificati a protezione di orti, pollai e attività agricole, capaci di scoraggiare gli incursioni senza fare del male agli animali; e, non meno importante, un lavoro di ricerca scientifica e di formazione della popolazione locale, che ha permesso di superare la paura irrazionale e di imparare a riconoscere e gestire correttamente la presenza dei plantigradi. Il risultato, in pochi anni, è stata una riduzione drastica dei conflitti fra uomo e orso.
È esattamente il punto che rende il reportage di Dragotto meritevole del Premio Enpa: non un racconto consolatorio, ma la prova documentata che la coesistenza è possibile quando alla comunicazione emotiva si affiancano competenza tecnica, pianificazione e investimento sulla conoscenza. Un modello che interpella direttamente anche il dibattito italiano sulla gestione degli orsi in Trentino e sulle Alpi, dove da anni si scontrano approcci opposti: quello della rimozione e dell’abbattimento contro quello della prevenzione strutturale, della messa in sicurezza dei rifiuti e dell’educazione delle comunità montane.
L’importanza del giornalismo
Riconoscere un lavoro come quello di Dragotto significa, per Enpa, ribadire un principio che guida da centocinquantacinque anni l’azione dell’Ente: la tutela degli animali selvatici non passa per la loro eliminazione dai territori in cui vivono, ma per la costruzione di un equilibrio possibile, fatto di scienza, prevenzione e cultura della convivenza. Il giornalismo, quando è rigoroso e va a cercare le storie sul campo – come amava fare lo stesso Ivan Bonfanti – resta uno strumento insostituibile per portare questi modelli all’attenzione dell’opinione pubblica e della politica.
Il Premio Ivan Bonfanti: la storia
Il Premio giornalistico “Ivan Bonfanti” nasce per iniziativa dell’Associazione Ivan Bonfanti e dell’Associazione Stampa Romana, in memoria del giornalista e inviato di guerra scomparso nel luglio 2008, a soli 37 anni. Cronista per il quotidiano Liberazione, Bonfanti amava il giornalismo sul campo, lontano dalle comodità della scrivania: ha firmato reportage intensi da Gerusalemme, Gaza, Ramallah, Kabul, Romania, Macedonia ed Egitto. Coltivava una passione profonda per il Medio Oriente, l’ambientalismo e gli animali, e sognava un’informazione libera da faziosità e ideologia. Fu lui a promuovere Liberazione animale, la prima rubrica interamente dedicata ai temi animalisti mai apparsa su un quotidiano nazionale italiano.
Dal 2021 il bando include anche una sezione patrocinata da Enpa, riservata ai lavori giornalistici che raccontano il benessere e i diritti degli animali: un riconoscimento che, edizione dopo edizione, ha portato alla luce inchieste e reportage capaci di raccontare con rigore un mondo troppo spesso trascurato dall’informazione mainstream.



