Una grave lesione alla colonna vertebrale, la prospettiva di una disabilità permanente e un futuro tutto da scrivere. È la storia di Penelope, una giovane gatta soccorsa dai volontari dell’Enpa di Arezzo dopo essere stata trovata gravemente ferita in seguito a un incidente stradale e che, dopo un lungo percorso di cure e riabilitazione, ha finalmente trovato una casa.
Quando la segnalazione è arrivata ai volontari, la gatta si trascinava senza riuscire a utilizzare gli arti posteriori. Trasportata immediatamente in una clinica veterinaria, è stata sottoposta agli accertamenti che hanno evidenziato una paralisi spastica del treno posteriore, accompagnata da difficoltà nella minzione spontanea. Le radiografie hanno inoltre rilevato un’alterazione di una vertebra lombare con compressione del midollo spinale, responsabile dell’impossibilità di camminare.
Per valutare l’eventuale possibilità di un intervento chirurgico, Enpa di Arezzo ha deciso di sostenere anche il costo di una TAC. L’esame, tuttavia, ha escluso la praticabilità dell’operazione, confermando che la disabilità della gatta sarebbe stata permanente.
Nonostante la diagnosi, i volontari non hanno mai smesso di credere nella possibilità di offrirle un futuro. Per tre mesi Penelope è stata accudita da una volontaria che si è presa cura di lei quotidianamente, garantendole assistenza e attenzioni in attesa dell’incontro con la famiglia giusta.
Quell’incontro è infine arrivato. Una donna ha scelto di adottare Penelope guardando oltre la sua disabilità e decidendo di offrirle una nuova vita. Oggi la gatta vive nella sua nuova casa, dove continua a conquistare piccoli ma significativi traguardi: tra questi, riuscire a salire sul letto per addormentarsi accanto alla sua adottante.
Per Enpa di Arezzo, la vicenda di Penelope rappresenta la dimostrazione che anche gli animali con gravi disabilità possono trovare una famiglia disposta ad accoglierli e amarli. Un’adozione che l’associazione definisce «davvero del cuore», resa possibile dalla determinazione dei volontari, dalle cure ricevute e dalla sensibilità di chi ha scelto di dare una seconda possibilità a una gatta che sembrava destinata a non averne.


