Palermo dice addio alle carrozze trainate da cavalli. Enpa: «Il futuro non cancella la tradizione, la rende più giusta»

L’approvazione da parte del Consiglio comunale di Palermo delle delibere che avviano il superamento della trazione animale per il trasporto turistico con carrozze e introducono il nuovo Regolamento comunale per il benessere animale rappresenta un importante passo avanti nella tutela degli animali e nella costruzione di un modello di convivenza più moderno e rispettoso.

Per l’Ente Nazionale Protezione Animali si tratta di una scelta che dimostra come sia possibile coniugare innovazione, tutela del patrimonio culturale e rispetto degli animali, accompagnando la riconversione delle attività economiche senza rinunciare all’identità delle città.

«Ogni volta che una comunità sceglie di sostituire lo sfruttamento con il rispetto», dichiara Giusy D’Angelo, Presidente nazionale Enpa, «dimostra che il progresso non cancella la storia, ma la rende più giusta. Le tradizioni non devono essere eliminate, ma accompagnate verso una naturale evoluzione, affinché continuino a raccontare la nostra cultura senza gravare sulla vita di chi non può scegliere.»

Per Enpa, la decisione assunta dal Comune di Palermo rappresenta anche il riconoscimento di una realtà ormai consolidata dalla ricerca scientifica: cavalli e altri equidi sono esseri senzienti, dotati di esigenze etologiche, relazioni sociali ed emotive che devono essere rispettate.

I cavalli hanno accompagnato l’umanità nello sviluppo della civiltà, lavorando nei campi, trasportando persone e merci e contribuendo alla crescita delle comunità. Proprio per questo, sottolinea Enpa, oggi esiste un dovere morale e scientifico di restituire loro dignità e libertà, superando modelli fondati sul loro sfruttamento quando esistono alternative tecnologiche sostenibili.

Un principio che affonda le proprie radici nella storia stessa dell’associazione. Già Giuseppe Garibaldi, fondatore dell’Enpa nel 1871, denunciava infatti i maltrattamenti inflitti ai cavalli, affermando che il rispetto per gli animali rappresenta una misura della civiltà di un popolo.

«Per troppo tempo abbiamo osservato gli animali chiedendoci cosa potessero fare per noi. Oggi la scienza ci impone una domanda diversa: di cosa hanno bisogno per vivere una vita conforme alla loro natura? L’etologia, le neuroscienze e gli studi sul comportamento animale dimostrano che cavalli, asini e tutti gli animali sono esseri senzienti, capaci di provare emozioni, instaurare relazioni sociali, sperimentare paura, dolore, sicurezza e benessere. Non possiamo continuare a costruire modelli economici o tradizioni ignorando queste evidenze.»

Secondo Enpa, il benessere animale nasce dall’incontro tra conoscenza scientifica ed empatia, un approccio che la presidente D’Angelo definisce “Empatia Scientifica”, capace di orientare le decisioni pubbliche sulla base delle evidenze scientifiche e del rispetto degli animali come individui portatori di bisogni propri.

Per l’associazione, liberare un cavallo dalla trazione non significa soltanto sottrarlo a una fatica fisica, ma consentirgli di esprimere i comportamenti propri della specie: muoversi liberamente, vivere nel proprio gruppo sociale, esplorare l’ambiente e costruire relazioni.

Al tempo stesso, Enpa sottolinea come questa evoluzione non debba essere vissuta in contrapposizione con il lavoro degli operatori del settore.

«La sfida non è eliminare le tradizioni, ma mettere al servizio delle tradizioni energie nuove, tecnologie innovative e professionalità capaci di conservarne il valore culturale senza ricorrere allo sfruttamento degli animali. Le città possono continuare a raccontare la propria storia, il turismo può continuare a creare occupazione e gli operatori possono continuare a essere protagonisti del territorio, ma attraverso modelli moderni, sostenibili ed eticamente responsabili. Il cambiamento non lascia indietro le persone: offre loro nuove opportunità, liberando al tempo stesso gli animali da un ruolo che non appartiene più alla società del XXI secolo.»

Enpa continuerà a sostenere tutte le iniziative che favoriscono questa trasformazione culturale, promuovendo politiche capaci di accompagnare la riconversione delle attività economiche, valorizzare il patrimonio storico e garantire il pieno rispetto del benessere animale.

«La nostra rivoluzione non è contro qualcuno: è a favore della vita. Il futuro appartiene a una società in cui il valore di un animale non sarà più misurato da ciò che produce per l’uomo, ma da ciò che è: un essere senziente, parte integrante della biodiversità e dell’equilibrio del nostro pianeta. La civiltà non consiste nel trovare nuovi modi per utilizzare gli animali, ma nel trovare nuove energie per proteggere la loro libertà, senza perdere la bellezza delle nostre tradizioni.»

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