Enpa ricorda Laika: “Un sacrificio inutile. Perdonaci”

Il 3 novembre non è solo una data di ricordo storico. È una ferita ancora aperta nella coscienza di chi difende i diritti degli animali. La sezione Enpa di Viterbo ha scelto di commemorare oggi, a 68 anni esatti dal lancio dello Sputnik 2, la cagnolina Laika, prima creatura vivente a essere mandata in orbita… e a morire nello spazio.

Laika era una randagia, scelta dal governo sovietico non per meriti, ma per docilità. Strappata dalla strada, addestrata a forza, costretta a vivere in condizioni estreme e innaturali per tre settimane prima del lancio. Rinchiusa, incatenata, alimentata a gelatina, sottoposta a centrifughe per simulare le condizioni di volo, Laika viene lanciata nello spazio alle 2.30 del mattino del 3 novembre 1957, dal cosmodromo di Baikonur, a bordo dello Sputnik 2.

All’epoca, il regime sovietico parlò di un esperimento riuscito. Disse che Laika era morta “senza soffrire”, dopo giorni in orbita. La verità, però, è emersa solo nel 2012: la cagnetta non sopravvisse nemmeno alla prima giornata. Il sistema di termoregolazione fallì quasi subito. Lo shuttle divenne un forno, poi un congelatore. Il cuore della cagnetta impazzì, andò in fibrillazione, fino a fermarsi del tutto alla quarta orbita. Laika morì di paura, di caldo, di freddo e di totale abbandono.

“Un sacrificio inutile”, scrive Enpa Viterbo. “Perdonaci Laika”.

La navetta che trasportava il suo corpo tornò sulla Terra solo il 4 aprile del 1958, dopo aver compiuto 2570 orbite. Laika non è mai tornata viva. Non poteva. Non era previsto alcun sistema di rientro. Non era previsto che vivesse.

L’Enpa di Viterbo sottolinea come quella morte debba restare nella memoria collettiva non come un atto eroico, ma come un monito: “Laika è stata sacrificata in nome del progresso, ma senza consenso, senza scelta, senza via d’uscita. È l’ennesima dimostrazione di quanto l’uomo possa essere violento con ciò che non può difendersi”.

«Se la cagnetta Laika avesse potuto decidere per sé- afferma la presidente nazionale Enpa, Carla Rocchi – avrebbe scelto di vivere. Se la cagnetta Laika avesse potuto decidere per sé, non avrebbe mai scelto di entrare nella storia come il primo essere vivente a “conquistare” lo spazio. E a morirci».

«In questa storia, che viene spesso citata come il simbolo dello spirito pioneristico dell’uomo e del nostro desiderio di conoscenza, non c’è nulla di edificante. La povera Laika è il simbolo della nostra volontà di dominio sulle altre specie. Non c’è nulla di nobile nel condannare a morte una cagnolina, costretta a morire in modo atroce in un ambiente innaturale. E tutte quelle celebrazioni postume, dai francobolli alle fotocomposizioni evocative, mi sembrano decisamente ipocrite; un tentativo non riuscito di pulire le nostre coscienze.»

Un tentativo che suona ancora più vuoto se si pensa che, oggi, gli animali continuano a morire nello spazio, nei laboratori, negli allevamenti intensivi. «L’unico modo per rendere veramente omaggio alla memoria della povera Laika – conclude Rocchi – è trasformare il 3 novembre in una giornata dedicata a tutti gli animali uccisi dall’uomo per i lanci nello spazio, per i laboratori di ricerca, per gli allevamenti, per le strutture della cattività. Laika è il simbolo della volontà di potenza dell’uomo. Una violenza sconfinata di cui solo gli esseri umani sono capaci».

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