“Chi ammazza un lupo colpisce tutto il gruppo familiare. Chi ha deciso – e chi ha acconsentito – all’uccisione di un lupo ‘a caso’ in Lessinia potrebbe aver compromesso il futuro dei cuccioli e di tutto il branco”.
Così Ivana Sandri, presidente dell’Enpa di Rovereto, commenta in una nota stampa la notizia dell’avvistamento dei cuccioli del lupo ucciso in Lessinia. “Lo ribadiamo: gruppo familiare. Perché l’uccisione di un lupo a caso, solo per motivi propagandistici o per cercare consenso, è sempre inaccettabile. Ancor di più se viene fatta alla cieca”.
Attualmente la famiglia è composta da tre adulti e quattro cuccioli di circa quattro mesi. Sebbene la loro sopravvivenza sia teoricamente possibile, la mancanza di un adulto di riferimento potrebbe avere conseguenze molto gravi sul futuro dei piccoli e sull’equilibrio dell’intero branco. Non solo: la disgregazione della famiglia potrebbe spingere i lupi superstiti a rivolgersi agli animali da allevamento, resi dall’uomo incapaci di difendersi attraverso il processo di domesticazione. “Chi ha autorizzato l’uccisione del lupo con motivazioni pretestuose – aggiunge Sandri – a fronte di sistemi di protezione e prevenzione praticamente assenti o inefficaci, si assume responsabilità pesantissime”.
L’esperienza internazionale conferma l’inutilità degli abbattimenti: in nessun Paese le predazioni sono diminuite grazie alle uccisioni, anzi in alcuni casi la situazione è peggiorata. “Lo diciamo da sempre – ribadisce Sandri –: la convivenza è possibile, ma non passa dalle armi. Passa invece dall’intelligenza di privilegiare misure di prevenzione, che esistono e funzionano, se adottate correttamente”.
Ad oggi, ricorda Enpa, la prevenzione efficace si basa su:
• presenza di cani da guardiania in numero adeguato;
• presenza costante dell’allevatore;
• recinzioni elettrificate;
• ricovero notturno degli animali.
La bibliografia scientifica conferma che una sola misura è del tutto inadeguata, mentre la combinazione di due è già efficace. “Invece di fucilare i lupi – conclude Sandri – occorre sostenere gli allevatori in questa direzione. È la strada che permette di eliminare del tutto i danni o di ridurli in maniera significativa”.


