È disponibile sul sito di People “L’ultima trappola“, di Michele Gualano, direttore generale e capo Ufficio stampa dell’ENPA , con i contributi di Carla Rocchi (presidente nazionale ENPA) e dell’attore Massimo Wertmüller.
La legge sulla caccia che vuole la destra minaccia gli animali, l’ambiente, i cittadini e la Costituzione. Muovendo dal disegno di legge S 1.552, il libro indaga il tentativo di trasformare la caccia – oggi praticata da meno dell’1 per cento degli italiani – da hobby a strumento di gestione della fauna.
Un tema etico ma non solo, poiché apre a un intreccio di poteri e interessi: il ddl rovescia la legge 157 per consegnare la natura a logiche di sfruttamento, a beneficio di un cartello che tiene insieme Coldiretti, industria armiera e associazioni venatorie. Una strategia coltivata negli anni, mediante pressioni politiche e propaganda, che mira a elevare il cacciatore a “sentinella del territorio”, in nome di una non definita tradizione.
L’appello coincide con quello di associazioni ambientaliste e animaliste: fermare la deregulation venatoria e sostenere, al contrario, la legge di iniziativa popolare per l’abolizione della caccia. Ve ne proponiamo un estratto:
La trappola, l’ultima trappola, è stata tesa per catturare i diritti degli animali e dell’ambiente. È il meccanismo attraverso cui interessi economici organizzati, culture politiche e narrazioni volutamente semplificate convergono per smantellare decenni di tutele ambientali conquistate faticosamente. Questa trappola ha oggi un simbolo, che non è un punto di arrivo (anzi!): il disegno di legge s 1.552, che la maggioranza di destra propone per stravolgere la legge 157 sulla fauna selvatica e sull’attività venatoria. Ma ha anche un laboratorio di sperimentazione: l’Italia del 2022-2025, dove è forte il tentativo di subordinare le politiche ambientali a logiche di consenso elettorale e di profitto.
Il meccanismo è semplice ed efficace. Prima si costruisce una narrazione di emergenza: lupi che minacciano gli allevamenti, orsi che aggrediscono escursionisti, cinghiali che devastano coltivazioni. Poi si amplifica sui media ogni singolo incidente, trasformando eccezioni statistiche in tendenze inarrestabili. Infine, si presentano soluzioni all’apparenza pratiche e immediate: uccisioni, deroghe, semplificazioni normative che trasferiscono la gestione della fauna dagli enti scientifici alle lobby economiche. Una forma di privatizzazione della fauna selvatica.
Dietro questo schema operativo si nasconde una strategia più ampia, che collega la guerra agli animali selvatici alla più generale ostilità della destra contemporanea verso le politiche climatiche e ambientali. Non è un caso che le stesse forze che minimizzano i cambiamenti climatici siano quelle che chiedono la deregulation venatoria. La matrice ideologica è identica: il rifiuto di vincoli esterni alla libertà di sfruttamento economico del territorio, accompagnato dalla convinzione che la natura sia un avversario da dominare piuttosto che un valore da proteggere.
Al centro di questa macchina ci sono organizzazioni agricole, associazioni venatorie, armieri. Questi soggetti hanno trasformato rivendicazioni settoriali in una piattaforma politica nazionale, costruendo un discorso che identifica la fauna selvatica come il nemico principale dell’agricoltura e della sicurezza dei cittadini.
Coldiretti, in particolare, ha costruito un racconto sull’impatto degli animali selvatici nell’agricoltura che ha poco a che vedere con analisi scientifiche e molto con strategie di posizionamento e di condizionamento politico. La richiesta di un piano nazionale per gestire lupi, orsi e cinghiali (all’interno di quella che, secondo la confederazione, è una «situazione fuori controllo») si è trasformata in pressione su governo e Parlamento, orientando l’agenda pubblica verso soluzioni che privilegiano l’interesse immediato rispetto alla tutela dell’ecosistema e a soluzioni organiche.
Le associazioni venatorie, dal canto loro, tentano di presentare i cacciatori come “gestori della fauna”, “guardiani” e “paladini” del territorio e della biodiversità, con l’obiettivo di trasformare un hobby in un servizio pubblico. I cacciatori hanno spinto per ampliare spazi di intervento, responsabilità operative e opportunità nella gestione faunistica, trovando nelle proposte legislative della destra una traduzione normativa perfetta per le loro rivendicazioni.
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“L’ultima trappola” è sul sito di People a questo link:
https://www.peoplepub.it/pagina-prodotto/l-ultima-trappola


